Caso Ruby, anche i gay si mobilitano

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Adesione alla manifestazione al Quirinale prevista per domani. Paola Concia chiede alle colleghe del Pdl di alzare la voce. Della Vedova dice "Bye bye al partito dei perbenisti...

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Ci sarà anche "We have a dream", domani in piazza insieme agli indignati. Il movimento spontaneo lgbt che ideò le fiaccolate senza bandiere politiche lo scorso anno torna in strada per dimostrare che "c’è un’Italia diversa, che non ci sta, indignata dal degrado in cui in presidente del Consiglio sta trascinando il Paese", come recita il manifesto degli Indignati. Un appello in poche parole e un appuntamento, per mercoledì 19 gennaio alle 20 davanti al Quirinale per chiedere al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, di presentarsi dal capo dello Stato Giorgio Napolitano a presentare le dimissioni, dopo il coinvolgimento nel processo per il "caso Ruby".

Dall’emiciclo fanno invece sentire la loro voce l’on. Paola Concia (PD) e Benedetto della Vedova (FLI). La deputata lesbica chiede alle colleghe ministre "con alcune delle quali ho anche avuto modo di collaborare proficuamente, ad uscire dal loro imbarazzato silenzio di questi giorni e intervenire in difesa della dignità delle donne". "Le donne del Pdl – continua Concia – devono dire forte e chiaro che i comportamenti di Berlusconi, al di là di ogni possibile implicazione penale, sono incompatibili con il ruolo di presidente del Consiglio e con l’immagine di partito dei valori che il Pdl vorrebbe dare ai suoi elettori. Per parte mia – conclude – se le vicende di cui si discute avessero riguardato un premier del mio partito, non avrei perso un solo minuto e gli avrei chiesto di fare un giusto passo indietro".

Benedetto della Vedova saluta con un ironico "Bye Bye", il partito dei valori quale il Pdl di Berlusconi aspira ad essere almeno a parole. Con un pezzo intitolato "Bye bye partito dei valori", pubblicato quest’oggi su Libertiamo.it, il deputato di Fli scrive che "ad andare, finalmente, a gambe all’aria è l’insopportabile doppiezza degli apologeti del Cavaliere ‘anti-relativista’. Ad andare definitivamente fuori gioco è il disegno di quanti dietro il consenso di ‘questo’ Berlusconi pretendevano di fare del Pdl un partito tradizionalista cattolico, e di Berlusconi un ‘restauratore’ dei valori, a partire da quelli, sovvertititi dal ‘sessantottismo nichilista’, della morale sessuale e familiare. I banditori dell’emergenza educativa e della ‘questione antropologica’ – prosegue il vice capogruppo vicario di Fli alla Camera – che doveva dettare il profilo del Pdl come ‘partito dei valori’, possono fingere di non vedere quale potente messaggio di ‘relativismo morale’ promani da questo Pdl e dal suo leader? Sono loro, i moralisti dei costumi altrui – conclude Della Vedova – i peggiori nemici di Berlusconi. Sono loro, i perbenisti anti-Pacs e anti Gay Pride, ad avere armato la lapidazione morale del Cavaliere del bunga bunga".

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