Cecenia, la vita dei rifugiati dopo le persecuzioni: “Non siamo al sicuro”

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Un ragazzo racconta: "Riceviamo messaggi da gente che conosciamo appena e la polizia fa visita ai nostri genitori".

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Un avvocato per i diritti umani, Boris Dittrich, ha condiviso nelle scorse ore la drammatica realtà vissuta dai rifugiati ceceni scappati dalle persecuzioni. Ed è un quadro allarmante.

Alcune nazioni (come la Lituania, la Francia, la Germania e il Canada) hanno accolto alcuni di loro come rifugiati politici. Bula e Zelim (nomi di fantasia), poco più che ventenni, hanno raccontato la loro storia a Boris Dittrich, direttore dell’HRW (Human Rights Watch’s): “Siamo stati rapiti, torturati a Grozny (la capitale della Cecenia) e minacciati di veder rivelato il nostro orientamento sessuale alla famiglia. Abbiamo pagato un sacco per evitare tutto questo”.

Ma non sono al sicuro, come racconta Bula: “Qualche giorno fa la polizia è andata a casa dei miei genitori in Cecenia. Mi hanno chiesto di tornare a casa, altrimenti hanno garantito che sarebbero tornati e che per vendetta avrebbero arrestato mio padre. L’arresto comporta anche le torture, in Cecenia”. I due ricevono saltuariamente messaggi da parte di persone conosciute in Cecenia solo una volta o due: “Ci chiedono di tornare per incontrarsi o di trovarsi in qualche parte in Europa. Ma sospettiamo siano imbrogli”.

Chiedendo asilo in altri Paesi, i rifugiati hanno violato l’onore e la reputazione della Cecenia.

Zelim, muto tutto il tempo, si limita a un laconico: “Mi manca mia mamma”.

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