Cercasi commesso meglio se gay. Succede a Prato

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Un'azienda cerca un commesso "preferibilmente gay" per il nuovo punto vendita. "Si pongono meglio di uomini e donne", dice a Gay.it il direttore. Ma i giornali non vogliono...

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Un commesso, preferibilmente gay. È quanto richiesto dal gruppo Davi, un’azienda con sede a Prato in procinto di aprire un punto vendita di abbigliamento. L’annuncio ha fatto clamore ancora prima di andare alle stampe. «La scelta dell’azienda è incentrata sulla predisposizione che un gay ha nella vendita e anche per la sintonia con l’universo dell’abbigliamento femminile», dice a Gay.it il direttore Danilo Zanna.

E le caratteristiche ideali che deriverebbero dall’orientamento sessuale non finiscono qua. «La figura gay – dice – ha una predisposizione verso la donna e verso il bello. Gli omosessuali ci sanno fare con la clientela; non c’è conflittualità femminile e non sono lavativi come gli uomini». Zanna parla con prove alla mano: «In altri punti vendita abbiamo colleghi gay che riescono a fare numeri e a porsi in un modo tale che non abbiamo riscontrato né in uomini né in donne", eterosessuali si intende. L’omosessuale, in sostanza, è «un pezzo di un puzzle che si incastra in maniera perfetta». Nessuna discriminazione, assicurano, l’annuncio è aperto a tutti ma potendo scegliere…"

Adesso, però, l’azienda rischia che quella rischiesta così particolare non compaia mai su un quotidiano. «Ci siamo rivolti a tre giornali – racconta Zanna – e con tutti ho dovuto litigare. Vorrebbero che usassimo altre espressioni più sfumate come "persone predisposte alla vendita" o cose del genere. Non penso di fare nulla di male a dire che preferisco un omosessuale. Tra l’altro è un annuncio a pagamento».

Niente che abbatta il morale. La Davi ha già affrontato questo tipo di polemiche. «Nel 2001 aprimmo il primo negozio e scrivemmo che cercavamo una ragazza e anche allora ci dissero di no. Oggi succede con il gay». L’ultima polemica appena un anno fa: «ci offesero perché la maggior parte della nostra manovalanza è di origine cinese». Anche allora la difesa con una serie di motivazioni inoppugnabili: i cinesi «sono gran lavoratori»; «hanno una cultura del lavoro diversa dalla nostra»; «se il sabato c’è un lavoro da sbrigare, non vanno dal parrucchiere, vengono in azienda e i capelli se li fanno la settimana dopo» e così via. Verrebbe quasi da concludere che ad essere assunto per quel punto vendita sarà un cinese omosessuale. E se fosse semplicemente una persona capace?

di Daniele Nardini

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