CHE STORIA QUEI MUSCOLI!

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Il body building è nato per i gay! Ne parliamo con David Chapman tra i più quotati storici di culturismo viventi. Che ricorda il primo muscle-man, Eugen Sandow,...

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Gli uomini muscolosi ti fanno impazzire?
Anche David Chapman, americano, li trova irresistibili e ha dedicato loro numerose pubblicazioni ricostruendone l’affascinante storia a partire da Eugen Sandow che fu il primo culturista a raggiungere fama mondiale.
Il suo lavoro è un omaggio alla bellezza dei ‘forzuti’ e, perché no, amche al desiderio di molti omosessuali per gli uomini muscolosi.

“Il culturimo di oggi – ci confessa David Chapman (foto) in visita a Milano – non mi piace. Troppi interessi e troppi anabolizzanti. Rovina il corpo un tempo non era così”. E proprio da quel tempo noi incominceremo. Da quando David ragazzino si imbattè nel primo forzuto. Fu subito amore
Come nasce la tua passione per gli uomini muscolosi?
Amo le foto di uomini muscolosi da quando sono nato!
Vidi per la prima volta una rivista di cultura fisica nel 1959 a undici anni. Era in esposizione in una edicola e le pagine contenevano immagini di uomini muscolosi. Mi sentivo stupido: sapevo che un ‘buon’ ragazzo americano non guarda gli uomini nudi e morivo dalla paura che entrasse qualche conoscente. Ma, affascinato, non riuscivo a staccare gli occhi da quelle fotografie come se fossi ipnotizzato. Dopo essermi guardato nervosamente intorno decisi di acquistare la rivista vergognosa. Fortunatamente il proprietario dell’edicola era cieco ed i clienti dovevano dire ‘soltanto’ ad alta voce il nome del periodico.

Dissi: “Physique Pictorial, sir!”. La voce mi tremava. Non so come trovai il coraggio ma ci riuscii… ad undici anni sapevo bene ciò che volevo!
Come tutti i ragazzini nascondesti la rivista?
Sì nella mia camicia e, giunto a casa, sotto il materasso. Qualche volta la prendevo e l’esaminavo come una reliquia. Purtroppo dopo qualche tempo persi l’originale. Dopo anni, mi trovavo nello studio famoso di Robert Mizer (un fotografo che ritraeva culturisti nudi che fondò l’Athletic Model Guild), gliene chiesi una copia. Così adesso ce l’ho di nuovo!
Poi hai deciso addirittura di dedicarti alla storia del culturismo…
…la mia passione era tale che incominciai a collezionare tutto ciò che trovavo sul body building. Erano in pochi ad interessarsi all’argomento. Le fonti erano molto rare ma riuscii a creare un mio archivio di libri, fotografie originali, riviste e altro.

Uno dei primi oggetti che ho raccolto è l’etichetta da una vecchia scatola di sigari dal 1894 che ritrae Eugen Sandow. Lui è disegnato con i bicipiti gonfi. Uno vero spettacolo! Decisi di scoprire chi fosse quell’uomo bellissimo. All’inizio ero interessato solo nelle fotografie di begli uomini ma capii che la storia di quei modelli era interessante quanto le loro fotografie. Quell’etichetta meravigliosa rappresentò perciò il primo passo di un viaggio lungo e felice.
Ce lo può raccontare brevemente?
È un’impresa! Scoprii, ad esempio, che Sandow fu tra i primi body builder e che si esibiva sui palcoscenici dei music&halls. Divenne celebre in tutto il mondo e molti uomini, seguendo il suo esempio, incominciarono a perfezionare i loro corpi.
Sandow fu un’ottima notizia sia per gli atleti ambiziosi sia per coloro che li ammirano. Non inventò certamente il culturismo, lo rese popolare…
…Siamo all’archeologia del culturismo.
Come avvenne l’esplosione della cultura del corpo dagli anni quaranta in poi?
Prima degli anni quaranta la pesistica e il culturismo erano essenzialmente lo stesso sport. Poi incominciarono a differenziarsi. La seconda guerra mondiale diede una battuta d’arresto al culturismo in Europa mentre il Nord America non fu toccato dalla rovina fisica e morale di quell’evento. Canadesi e statunitesi svilupparono il body-building come un nuovo sport e le loro idee si sparsero rapidamente al vecchio continente.
Nella storia del culturismo che spazio ha l’omosessualità?

Ci sono stati sempre omosessuali nel body building! Lo erano alcuni atleti, segretamente, e anche la maggior parte dei migliori fotografi degli anni tra il 1940 e il 1960.
Secondo un libro recente (Little Big Men del 1993) molti culturisti guadagnavano prostituendosi. E’ evidente che gli atleti non si identificavano apertamente come gay, specialmente negli primi anni, ma possiamo essere assolutamente sicuri che molti gay erano tra loro. Siamo sempre stati dappertutto!
Molti forzuti facevano sesso con altri uomini, ma non si consideravano “omosessuali” nel senso moderno del termine. Gli uomini nel XIX secolo erano riluttanti a discutere la loro sessualità su libri o giornali. Così è molto difficile verificare cosa accadesse nelle loro vite private. La maggior parte degli atleti erano ‘opportunisti sessuali’. Per esempio, Sandow era quasi certamente bisessuale ma si sposò ed ebbe due figlie.
Sappiamo tutti poi, che molti omosessuali ammirano gli uomini maschili e muscolosi e quindi il mondo del culturismo costituiva per loro una forte attrazione. Ricordo una battuta di un umorista canadese gay: “Adoro molto l’atletica… bé, davvero, adoro gli atleti.”
Nelle tue ricerche hai raccolto qualche aneddoto piccante?
Ho sentito molte storie di fotografi che usavano la macchina fotografica solo per scovare giovani da spogliare! Una volta ho visitato lo studio di un fotografo famoso negli anni cinquanta. Mi fece vedere innumerevoli fotografie di giovani nudi. Dopo poco mi resi conto che si annoiava. Capii che le fotografie che colleziono sono più erotiche se rimangono delle fantasie.
E’ vero che sei riuscito anche ad intervistare fotografi gay? Cosa ti hanno raccontato?

Sì, ho intervistato molti dei più grandi fotografi physique gay: Lon Hanagan, Don Whitman (in foto, un suo scatto), Robert Mizer e molti altri. Ma è il loro lavoro che mi affascina più delle loro biografie. La maggior parte di questi uomini avevano grande rispetto per i modelli. Altri consideravano la gioventù solo come un facile partner sessuale. Un fotografo molto famoso, che assomigliava ad uno gnomo lascivo grasso e brutto, non mancò mai di fidanzati disponibili a farsi fotografare e volle solo avere rapporti sessuali con loro.
È possibile ricostruire la storia dei forzuti italiani?
Secondo me gli italiani sono gli uomini più belli del mondo. I muscoli li rendono anche più belli! Sto scrivendo proprio ora una storia del culturismo italiano. Avete una storia di sport lunga e gloriosa e sono felice di farne la cronaca. Migliorando il mio italiano ho scoperto una vera caverna di Alì Babà di informazioni che molti studiosi anglofoni ignorano. Gli italiani, ad esempio, erano in prima linea nel movimento sportivo e che l’Italia fu fra i primi paesi a fare educazione fisica nelle scuole statali. Prima del calcio, prima di ciclismo era la ginnastica lo sport più popolare. Molti italiani (uomini e donne) si esibivano come forzuti sui palcoscenici dei teatri di varietà in Europa e tutto nel mondo. In pochi lo sanno…
In epoca fascista lo sport divenne un’ossessione. Rifletti su quelle statue, bellissime e sexy, allo Stadio dei Marmi nel Foro Mussolini [attualmente il Foro Italico, ndr.] a Roma. Quella è ossessione per il corpo maschile e muscoloso.
Dopo la seconda guerra mondiale con il miracolo economico c’è stato anche un “miracolo fisico” ad incominciare da John Vigna di Torino. Scrisse nel 1954 Muscoli e bellezza per insegnare le tecniche di culturismo americano agli italiani e per spiegare cosa fosse la cultura fisica. Il suo vero nome era Giovanni Vigna e voleva aiutare gli italiani a ritornare in salute e le sue tecniche furono adottate da molti allenatori. Divenne il padre del body building italiano moderno.
C’erano presumibilmente anche fotografi che lavoravano in Italia. Peppino è l’unico che conosco attraverso il suo catalogo. I clienti del fotografo potevano scegliere alcuni scatti tra quelli disponibili.

Ti sei anche dedicato al cinema e hai raccolto nel libro Retro Stud molte locandine di film d’epoca che mostrano uomini forzuti. Quelle italiane sono innumerevoli e il loro omoerotismo evidente…
…hai riconosciuto il più grande regalo dall’Italia all’iconografia omoerotica? È la locandina del film “Gladiatore” degli anni 1960. Ma l’Italia non si è fermata lì e ha reso celebri divi forzuti del calibro di Steve Reeves, Gordon Scott, Mark Forest e tanti altri ancora. Nessuno ha mai discusso il sottotesto omoerotico di quei film. In Retro Stud ho tentato di mettere davanti il pubblico, per la prima volta, quei manifesti in un contesto sociale, artistico, nazionale e sessuale. Ma il campo è troppo vasto per un solo libro. Spero che altri continuino il lavoro. C’è ancora un sacco da dire nella storia dell’omosessualità. È incredibile che quei film furono fatti tra il 1959 e il 1965. Forse erano i primi accenni alla rivoluzione sessuale. Molti film contengono evidenti fantasie gay. Gli uomini muscolosi e quasi nudi, quando effettuano atti di forza ansimano… Prima però di una risposta definitiva sul loro omoerotismo accontentiamoci godendoli.
Cosa ti ha insegnato la storia dei forzuti?
Ho imparato due lezioni: fare bella figura ha un prezzo molto alto ed il narcisismo non è sempre cattivo!

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