CHI SONO I GAY REPUBLICANS?

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L'imbarazzo di Liebman quando Reagan gli fece una battuta sui ballerini. L'impegno di Tafel. Perché alcuni gay americani votano a destra? E perché poi cambiano idea?

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BOLOGNA – Mavin Liebman fu uno dei padri fondatori di gruppi anticomunisti come il Young Americans for Freedom e un pioniere della raccolta fondi per la sottoscrizione alle campagne elettorali di Reagan. Nel suo libro del 1992, Coming Out Conservative, Liebman racconta l’estremo imbarazzo che provò quando, dopo cena, Ronald Reagan gli confidò alcune perplessità sul fatto che Ron Junior volesse unirsi ad una compagnia di danza, aggiungendo che i ballerini sono personaggi “buffi”. “Se fossi stato apertamente gay”, Liebman dichiarò un paio di anni dopo, “la mia vita sarebbe stata diversa, forse più felice e più soddisfacente, ma professionalmente sarei stato carne da macello”.
Nel 1990 Liebman ribaltò un’ intera vita di apparente eterosessualità con una lettera invitata a William F. Buckley Jr., editore della rivista “National Review”. “Tra breve compirò 67 anni”, scrisse, “ho trascorso gran parte della mia vita a lavorare per la causa anticomunista, per il Partito Conservatore di New York, il Goldwater e le campagne elettorali di Reagan…per tutto questo tempo sono stato gay”.
Infastidito dalla crescente omofobia del partito repubblicano, Liebman comprese di non riuscire ad identificarsi più con la causa conservatrice. Nato da una famiglia di fede ebraica, sotto la guida di William F. Buckley, si convertì al cattolicesimo. Pochi anni dopo, nella sua autobiografia dichiarò di essersi sentito “come un ebreo nella Germania del 1934, nascosto nell’ombra a guardare la nascita dell’olocausto”. In seguito, Liebman rifiutò ogni legame con la chiesa cattolica.
A differenza dei suoi vecchi e potenti amici conservatori che si dileguarono dopo il coming out sul “National Review”, molti gay americani considerano ancora oggi Liebman un eroe nazionale. Nel 1995, due anni prima di morire, scrisse sulla rivista “The Advocate” di non considerarsi più un conservatore, un cattolico o un repubblicano. “Sono un gay americano”, dichiarò, “e non desidero nessun’altra etichetta”.

Per Rich Tafel, fondatore del Log Cabin Republican, la più importante lobby gay & lesbica conservatrice degli Stati Uniti, le cose vanno diversamente. Tafel esalta i principi repubblicani – meno governo, austerità fiscale, forte difesa della nazione – e cerca di convincere i candidati del partito che la difesa dei diritti degli omosessuali può ripagare in termini di voti e contributi.
Il libro Party Crasher: A Gay Republican Challenges Politics As Usual rivela la personalità affascinante di Rich Tafel, in grado di fronteggiare le rappresaglie anti-gay di qualche lestofante predicatore televisivo, ma poco incline ad accettare lo stereotipo comune secondo cui gay e lesbiche dovrebbero necessariamente simpatizzare per il Partito Democratico. Tafel, nel rifiutare questo tipo di identità politica che porta – secondo lui – a stringere alleanze del tutto improduttive, pone l’enfasi sui diritti e le responsabilità individuali e basa l’impegno politico sul desiderio personale di “fare la cosa giusta” piuttosto che “essere accettati” o “amati”. “Se volete essere coccolati”, scrive nel suo libro, “prendetevi un cane o un fidanzato, ma non impegnatevi politicamente se avete bisogno di un abbraccio; finirete per farvi male”.
Certo, rimane lo spettro di Ronald Reagan e di Bush padre, il quale dichiarò in un’intervista rilasciata durante la campagna elettorale che lo “stile di vita omosessuale non è normale”; per non parlare della moglie Barbara che misteriosamente smarrì il fiocchetto rosso durante quell’orgia di retorica omofobica che fu la Convenzione Repubblicana del 92. Non solo. L’American Religious Right ancora oggi (ovviamente) considera “i gay e le lesbiche un gruppo di persone piuttosto impopolari, che vanno in giro a reclutare bambini”. Forse il Religious Right dimentica che uno dei suoi più fervidi sostenitori, il predicatore Jerry Falwell, non fa altro che reclutare via cavo possibili seguaci delle sue teorie di rinascita cristiana, con asserzioni quali “l’omosessualità è il diabolico attacco di Satana contro la famiglia; non solo corromperà le generazioni future, ma scaglierà la rabbia di Dio su tutta l’America”.
Il Log Cabin Republican auspica un’immagine più low-key per gli omosessuali, più facile da far accettare al grande pubblico. Tafel sostiene che le parate, come ad esempio la famosa March on Washington, propongano un messaggio sbagliato al pubblico americano, e ancora “le persone che vedono quelle dimostrazioni provano imbarazzo, e finiscono col pensare che i gay siano tutti così”. Dichiarazioni come queste hanno suscitato le ire di molti attivisti gay, tra cui la scrittrice del Village Voice Donna Minkowitz che ha più volte risposto: “sostenere il Log Cabin non è deleterio soltanto per i gay e per le lesbiche, ma sacrifica i diritti di tante altre persone: i poveri e gli afroamericani”. Accuse che hanno trovato una pronta risposta da parte di Rich Tafler. “La prima generazione di leader gay è uscita direttamente dai movimenti pacifisti, ad esempio Stonewall, e non vuole abbandonare quel tipo di potere”.
Poche settimane fa si è conclusa a Washington la Convenzione Nazionale del Log Capin Republic. Numerosi i temi affrontati: la presenza degli omosessuali nel Governo, la lotta all’AIDS, le leggi anti-discriminazione, politica familiare, tasse e 11 settembre. E proprio mentre l’amministrazione Bush è al lavoro per abbattere la teocrazia in Iraq, il Log Cabin si trova a denunciare il Governatore Rick Santorum per alcune dichiarazioni rilasciate alla Associate Press in cui l’omosessualità viene paragonata alla poligamia, all’adulterio e all’incesto. E’ interessante notare come il fervore religioso presente in alcuni paesi tra cui l’Iraq susciti lo sconcerto del “mondo occidentale”. Le immagini del pellegrinaggio dei musulmani sciiti a Kerbela, con i loro visi trasfigurati dall’estasi religiosa, per alcuni rappresentano un qualcosa di eternamente distante dal “nostro mondo”. Eppure il fervore religioso è presente e ben radicato anche in “occidente”. Le dichiarazioni di Santorum sono un bieco tentativo di spacciare l’intolleranza per espressione di fede, così come alcuni sloagan usati dalla destra religiosa del tipo “amate il peccatore, odiate il peccato” rappresentano l’ennesimo limite alla libertà individuale.
Le motivazioni che spingono un omosessuale americano a votare per un candidato repubblicano, a dispetto di un democratico più gay-friendly, sono totalmente personali. Dopotutto viviamo in un mondo complesso, pieno di scelte difficili. Certo, i diritti degli omosessuali sono importanti, ma anche altri aspetti della vita lo sono. C’è chi dice che un gay repubblicano è votato all’autolesionismo. Ma spesso gli elettori nell’esprimere un voto si trovano nella situazione di scegliere sia il positivo che il negativo.

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