Cinema: amore gay tra skinhead

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Al Cassero di Bologna proiezione di Skin Flick di Bruce La Bruce, una delle personalità più esplosive del cinema gay.

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Tra gli artisti queer delle ultime generazioni Bruce La Bruce è certamente una delle personalità più esplosive. Regista di cult movies (No skin off my ass, Super 8 e 1/2, Hustler White), fotografo, scrittore, autore di homocore punk fanzines, La Bruce ha realizzato film in cui la pornografia fa il verso al cinema verità che fa il verso allo star system di warholiana memoria. L’ARcigay Cassero di Bologna ne ripoercorre l’opera atraverso la proiezione, mercoledì 4 aprile alle ore 22 di Skin Flick, un suo film del 1999.

Protagonisti assoluti di Skin flick sono un gruppo di skinheads gay. Come a dire: un ossimoro. Dirk e Dieter sono amanti felici da tre anni senza essere gay; Wolfgang rimorchia gli uomini al parco pubblico; Reinhold gioca su entrambe le sponde e Manfred si masturba sulle pagine di Mein Kampf. Al verde e stanchi di una routine fatta di combattimenti, risse e amplessi di gruppo, decidono di "fare visita" a due gay borghesi, appassionati succhiatori di dita dei piedi e di uomini di fatica. L’irrompere dell’anarchia e della violenza nel placido quadretto famigliare (ritratto in un interno di coppia gay con sushi) finisce per ribaltare il gioco dei ruoli e per risvegliare istinti sopiti di sopraffazione e dominio.

Skin flick è uno pseudo documentario che veste le tinte del melodramma disincantato. Potenziata da una colonna sonora esplosiva, la parodia del genere hardcore riduce al minimo la trama, in favore di una caratterizzazione dei personaggi condotta attraverso interviste/caricatura e l’esibizione compiaciuta di ambienti e quadri "quotidiani": il cruising al parco e nei bagni pubblici, le risse d’amore, il pestaggio del finocchio (lo stesso La Bruce), la provocazione punk /esistenziale della ragazza del gruppo che si accanisce contro fotografi, fidanzati e coppie di checche. Un mix visivo divertente, paradossale e delirante che gioca a rovesciare i segni di un’iconografia eroica, arrogante e distruttiva.

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