Clinton a Corte Suprema: “Il (mio) Doma è incostituzionale, abolitelo”

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L'ex presidente statunitense, lo stesso che ratificò 17 anni fa quella legge, adesso chiede di abolirla perché "è incostituzionale e discriminatoria". La Corte ne terrà conto? La sentenza...

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Tutti possono cambiare idea, per fortuna. E Bill Clinton ne è un esempio. Da presidente degli Usa istituì due delle leggi più odiate dalla comunità lgbt d’oltreoceano: il Don’t Ask Don’t Tell e il Defence Of Marriage Act, anche noto come Doma. E se contro il primo lo stesso Clinton si espresse già prima dell’abolizione ufficiale da parte di Obama, l’ex presidente adesso chiede di intervenire anche contro il Doma. Diciassette anni dopo la ratifica della legge che di fatto vieta il matrimonio gay a livello federale, Clinton chiede alla Corte Suprema di abolirla perchè è “incostituzionale”.
L’appello è contenuto in un intervento pubblicato dal Washington Post. Allora “i tempi erano diversi – spiega Clinton -. Nessun Stato dell’unione aveva riconosciuto il matrimonio tra persone dello stesso sesso, sebbene alcuni si stessero muovendo in quella direzione”. Com’è noto, il prossimo 27 marzo, dopo l’attesa pronuncia sulla Proposition 8 californiana, la Corte suprema sarà chiamata a pronunciarsi sul Doma, decidendo se rispetti “i principi di una nazione che onora sopra ogni cosa libertà, uguaglianza e giustizia, e se quindi sia costituzionale”.

“Come presidente che ha ratificato la legge, sono giunto alla conclusione che il Doma viola questi principi, che sia quindi contrario alla nostra Costituzione – ha concluso Clinton -. Quando firmai la legge, allegai una dichiarazione ammonendo che ‘la promulgazione di questa legge non dovrebbe essere usata come una scusa per la discriminazione’. Rileggendo queste parole oggi, so che, ancor peggio che fornire una scusa alla discriminazione, questa legge è in se stessa discriminatoria. Dovrebbe essere abolita”. Dopo 17 anni sono nove Stati americani, oltre a Washington, che hanno legalizzato il matrimonio gay: Connecticut, Iowa, Maine, Maryland, Massachusetts, New Hampshire, New York, Vermont e Washington.
Intanto, un sondaggio condotto dall’Università di Quinnipac rivela che il 54% dei cattolici statunitensi è favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso, mentre a livello federale i sì alle nozze gay ammontano al 47% degli statunitensi contro il 36% rilevato lo scorso luglio.

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