COME SI DICE GAY IN ARABO?

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Per la prima volta in un Centro di Cultura Islamica in Italia si parla di omosessualità. Perché anche tra gli immigrati, ci sono omosessuali che soffrono. Ma chi...

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TORINO – Non era mai successo nel nostro paese che in un’associazione araba si parlasse di omosessualità. E sicuramente non ci si aspettava che l’iniziativa, organizzata dal giornalista Paolo Hutter, avesse un tal successo: una sessantina di persone ha riempito venerdì scorso il Centro di Cultura Italo Araba ‘Dar Al Hikma’ a Torino, a due passi da Porta Palazzo, il mercato più multietnico del capoluogo subalpino. L’argomento del dibattito era ad ampio raggio: non solo arabi e omosessualità ma anche immigrazione e diritto d’asilo.
Il presidente del circolo, lo scrittore Younis Tawfik, ha ribadito che «è la prima volta che in un circolo arabo di parla di omosessualità. Temevo che ci fossero picchetti qua fuori ma sono solo stato oggetto di qualche sarcasmo e presa in giro. Diversi anni fa, quando abbiamo aperto l’hamam, la Lega pensava fosse un luogo di raduno gay e ha fatto una manifestazione qua fuori maledicendo il luogo di aggregazione di sodomiti. Bisogna avere il coraggio di affrontare temi di grande importanza».
Su omosessualità e Islam il direttore del centro esprime opinioni coraggiose: «E’ un tema ancora molto delicato. Per l’Islam l’omosessualità è contro natura ma una tendenza di questo genere è molto diffusa soprattutto in Arabia, Kuwait e Irak del Sud, da cui provengo. Avere una moglie e un amante maschio è quasi la norma anche se spesso si nega l’evidenza. Diventa una discriminazione ma non si ha il coraggio di affrontare questo argomento. Raramente, però, vengono emesse condanne di questo tipo. È curioso che nel Corano non si parli di omosessualità mentre in un detto del Profeta, la seconda fonte della legge islamica, gli si chiede: “Nella Mecca ci sono quattro effemminati, che dobbiamo fare? Dobbiamo ucciderli?” e il Profeta risponde: “No, se nella loro natura hanno questa tendenza, lasciateli stare, allontanateli soltanto dalle vostre case”. Nel VI secolo dopo Cristo la società musulmana era molto maschilista ma non esiste una condanna violenta del gay: per l’Islam bisogna aiutare chi è debole. Si dà molta importanza alla sessualità, io stesso ho tradotto molti libri che ne parlano. Mi ricordo di un trattato dal titolo “Libro della preferenza tra uomini e donne”, di un autore che è una sorta di Boccaccio islamico. Anche “Il giardino profumato’ tratta la sessualità in maniera molto rilassata».
Sergio Lo Giudice, Presidente Nazionale Arcigay, ha nuovamente ricordato l’eccezionalità dell’evento: «Ho trattato altre volte il tema ma mai in un’associazione araba. Dobbiamo tener presente che esiste una lettura dell’Islam che è un’accettazione consapevole dell’omosessualità. Il fenomeno è molto diffuso nei paesi islamici: l’omosessuale moderno vuole ora rivendicare l’identità gay e non solo il comportamento omosessuale. E’ curioso poi che l’omosessualità mediterranea dia vita a soggetti come il ‘femminiello’ che ha un’identità sociale ben determinata.
Purtroppo esiste una discriminazione degli immigrati anche all’interno della comunità omosessuale e credo che sia fondamentale che si apra un processo di interlocuzione forte tra la comunità omosessuale e quella islamica sulla laicità dello Stato: l’Italia ha un deficit forte in questo senso. E’ molto difficile garantire la libertà di espressione».
Tra gli ospiti del dibattito anche Maurizio Cossa, avvocato del senegalese gay che è riuscito a evitare l’espulsione: «Non mi era mai capitato un caso del genere, di solito si tratta di donne incinte o coniugate con cittadini italiani. L’incontro con un giudice che ha preso a cuore questa vicenda mi ha consentito di arrivare a questa sentenza. E dire che la Bossi-Fini è una legge molto rigida con gli stranieri. Ho sempre cercato il minimo rischio per il mio cliente. Mohammed avrà un permesso di soggiorno per motivi umanitari. L’idea dell’invasione di finocchi irregolari è una buffonata. Non ci sono stati altri casi del genere, inizialmente il senegalese non voleva dire neanche a me di essere omosessuale. Ricordiamo che nell’articolo 10 la Costituzione Italiana dice che non possiamo non dare aiuto a chi chiede asilo».
«ll problema del diritto d’asilo è un tema complesso» chiarisce Marco Bertotto, Presidente di Amnesty International. «L’Italia è l’unico paese che non ha una legislazione sul diritto d’asilo. Ci sono stati però tentativi di coprire le enormi falle della Bossi-Fini. L’articolo 19, per esempio, è un ponte tra il diritto d’asilo e l’immigrazione. Il problema è: quante migliaia di persone non possono accedere alle procedure per ottenere lo status di rifugiato? C’è una tendenza a disegnare una massa di irregolari: in Italia non ci sono più di 12.000-13.000 persone col titolo di rifugiato e circa 10-12.000 domande ogni anno. In Europa sono 2 milioni, 70.000 in Francia e 90.000 in Germania». Sul numero esiguo di richieste di asilo in Italia conclude Giovanna Zincone, Presidente di Fieri, il Forum e Istituto Europeo di Ricerche sull’Immigrazione: «Il rifugiato cerca il paese che gli offre più opportunità. Noi abbiamo una porta di servizio più importante: l’ingresso con visto turistico».

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