CON L’AMORE O CON IL SESSO

di

Come si scopre, e si accetta, la propria omosessualità. A Padova un incontro del Gruppo Giovani diventa occasione di confronto.

784 0

PADOVA – "So di preciso quando ho sentito per la prima volta la parola omosessuale". Inizia con una suggestione letteraria tratta da Amore, romanzi e altre scoperte di Mario Fortunato l’ultimo incontro del "gruppo giovani" di Arcigay Padova. Gay in bozzolo! è l’argomento attorno al quale si sono misurati, confidati e messi in gioco i numerosi ragazzi che hanno partecipato all’iniziativa. Più o meno studenti, giovani ma non solo, tutti si sono misurati a posteriori con le problematiche vissute al momento della presa di conoscenza del proprio orientamento sessuale.

Opinione condivisa da tutti è che il percorso che porta ad una piena accettazione della propria sessualità avviene per tappe. Dalla paura che blocca anche la voglia di socializzare e chiude in se stessi di Giulia, 30 anni e molte titubanze da poco sciolte, ai dubbi generalmente condivisi se la consapevolezza della propria omosessualità arrivi prima o dopo le prime esperienze sessuali.

Per molti non ci sono dubbi: "Prima c’è stato il sesso – spiega Matteo, 19 anni – poi un lento processo di presa di coscienza".

Gianluca, 24 anni, parte da una constatazione "drammatica": "L’idea tradizionale, e inculcata in famiglia, di dover avere una donna per tutta la vita e doverci perfino fare del sesso era un pensiero angoscioso", e spiega che prima in lui si sono fatte spazio fantasie erotiche e idee "alternative" alla sessualità corrente e poi la consapevolezza della propria omosessualità. "E la cosa in sé non mi ha turbato granché. Fino a che non sono entrato in una fase di consapevolezza affettiva, fatto che mi veramente scosso. Mi sono dovuto confrontare con sentimenti che non riuscivo a catalogare. Un’eventualità che mi ha turbato più delle fantasie di sesso orale o anale".

"Io ho preso consapevolezza piena della mia omosessualità proprio nel momento in cui ho fatto sesso e mi è piaciuto – interviene Alessandro – un fatto che mi ha tranquillizzato, perché finalmente ho dissipato i dubbi che avevo e ho capito dove puntava il mio orientamento sessuale".

Di parere totalmente opposto Maximiliano, 20 anni, che racconta: "La prima volta è stata orribile proprio perché mi è piaciuta e ho provato un gran piacere. In quel momento ho capito che non sarei mai più stato dalla parte "giusta", dalla parte di chi trova un’accettazione sociale piena e pacifica".

Su un piano simile si è sviluppato il percorso di accettazione di Fabio, 20 anni, che definisce la sua un’esperienza complessa. Dopo un periodo senza problemi al tempo delle scuole medie in cui la scoperta di sé passava anche attraverso masturbazioni di gruppo e un certo "libertinaggio", in un’età inconsapevole in cui parole come frocio e checca non erano viste alla stregua di insulti, si è ritrovato nel mondo dei "più grandi" e al liceo alcuni dubbi si sono acutizzati. "Lì le cose sono cambiate bruscamente – dice Fabio – e alcuni problemi hanno fatto capolino. Prima di tutto ho scoperto la mia affettività. La classica cotta per il compagno di banco. Quindi l’autoconvincersi di essere bisessuale, fino ad arrivare ad essere tormentato da questa idea per non precludermi la possibilità di una vita rispettabile".

Dalla scoperta di sé ad una accettazione pacifica o meno passando però anche attraverso la ricerca di modelli a cui fare riferimento in positivo o negativo. Il mondo della televisione e della musica vanno per la maggiore. Chi si è ritrovato nei cartoni animati come Lady Oscar per Fabio, chi come Giulia invece si confortava ascoltando Small town boy dei Bronski Beat. Alessandro invece ricorda quanto a nove anni vide La patata bollente con Massimo Ranieri e Bruno Pozzetto, chi invece traumatizzato da Il vizietto come Diego, che ricorda ancora la paura di "poter diventare" una caricatura ad uso di risate e insulti.

Leggi   "Il chemsex fa parte della cultura gay": è polemica

Una sorta di revival anni ’80, per ragazzi cresciuti nei ’90, dal quale rimangono esclusi fenomeni musicali e di costume come Boy George e i Culture Club, oppure le canzoni apertamente gay degli Smiths (per citarne una "Hand in glove/the sun shines out of our behinds/No it’s not like any other love/this one’s different/because it’s us!/And if the people stare/then, the people stare/oh I really don’t know/and I really don’t care"). L’aria si infiamma quando vengono chiamate in causa le Tatu, novità pop del momento, e le opinioni si dividono tra grosso affare commerciale che ne svilisce il messaggio positivo e lesbo-pop di stampo commerciale ma con una ricaduta "politica" nel momento in cui si accende il dibattito attorno al tema adolescenti e omosessualità.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...