Consigliere leghista: “Bianco-fiore si è dovuta piegare ai finocchi”

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L'ex leader toscano della Lega Nord Emilio Paradiso ha scatenato un putiferio su Facebook chiedendo che, come la Biancofiore "piegata dai finocchi" anche la ministra "nero di seppia"...

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Dopo la rimozione di Micaela Biancofiore dalla carica di sottosegretaria alle Pari Opportunità , seguita alle molteplici polemiche nate sulla scia delle sue note posizioni sui diritti delle persone lgbt, la Lega passa al contrattacco e adesso chiede le dimissioni della ministra Kyenge rea di avere proposto una legge per la cittadinanza dei bambini nati in Italia.
Per farlo, tra l’altro, il consigliere leghista di Prato Emilio Paradiso non perde l’occasione di ricordare a tutti come molti esponenti della Lega la pensino in tema di omosessualità, come a sottolineare che chi discrimina lo fa in tutte le direzioni.

“Il Bianco-fiore si è dovuta piegare ai finocchi – scrive il consigliere su Facebook – e il nero di seppia la lasciamo lì”?
Paradiso, che è stato segretario regionale della lega Nord in Toscana dal 1997 al 1999, si fa forte di un sondaggio lanciato qualche giorno fa dal quotidiano Libero secondo cui “l’amazzone azzurra” (Micaela Biancofiore, ndr) sarebbe stata cacciata dal governo “per molto meno” ovvero per avere “espresso considerazioni sull’omosessualità a livello personale”, mentre Kyenge parlerebbe come ministra quando propone lo ius soli per i bimbi nati in Italia.

Emilio Paradiso (a sinistra)

Emilio Paradiso (a sinistra)

Intervistato dal Tirreno di Prato, il consigliere ha tentato di minimizzare la cosa, senza scusarsi e dichiarando: “Chi mi conosce bene sa che faccio delle “zingarate”. La mia era solo una battuta, forse ho esagerato un po’”.
Una “zingarata” che potrebbe costargli cara. La Provincia di Prato, infatti, attraverso il Centro antidiscriminazione, ha segnalato l’accaduto all’Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazione istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. “Frasi offensive e dispregiative nei confronti di un genere o del colore della pelle – ha dichiarato al Tirreno l’assessore al Sociale Loredana Ferrara – non dovrebbero trovare spazio nella cultura e nel pensiero di chi rappresenta le istituzioni”.

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