CONTRO-PRIDE DEI ‘NORMALI’

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Il vice-sindaco di Grosseto, città candidata per la manifestazione dell'orgoglio gay in Toscana, si ribella: "Organizzerò un contro-evento per la gente per bene". E chi ci andrà?

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GROSSETO – Sembra quasi incredibile, eppure ancora nel 2003 c’è chi si diverte a sollevare polemiche quando si annuncia un Gay Pride. In questo caso a gridare allo scandalo è stato Andrea Agresti, vice-sindaco di Grosseto. La cittadina toscana ospiterà il prossimo Toscana Pride 2004, che aspira a diventare il pride nazionale del prossimo anno, e per il quale sarebbero attesi circa 50.000 partecipanti.
Il sindaco Antichi si è subito detto possibilista sulla questione, lasciando intendere che il Comune potrebbe anche concedere il partocinio; di diverso parere il collega Agresti, di AN, che si è fermamente ribellato: «Farò il possibile perché Grosseto non ospiti il Gay Pride – ha detto al Tirreno – E cercherò di fare quanto mi sarà possibile perché Grosseto non sia sede del Gay Pride. Lo farò a tutela della dignità della città».
Naturalmente Agresti smentisce che si tratti di discriminare gli omosessuali: «non è questione di rispetto della diversità – dice – noi rispettiamo tutti. Solo che certe forme di esibizionismo in cui degenerano queste manifestazioni non rispettano la dignità della città». E se non riuscisse a impedire che il Gay Pride 2004 si svolga a Grosseto? «Eventualmente – conclude Agresti – organizzerò una contromanifestazione e porteremo per le strade migliaia di grossetani normali a occupare gli spazi che dovrebbero occupare i partecipanti al Gay Pride».
Il referente grossetano del Comitato Toscana Pride 2004, Davide Buzzetti, risponde quasi divertito: «Mi chiedo che cosa sia la normalità – dice – e soprattuto chi desideri partecipare a una manifestazione come quella. Viva la diversità, piuttosto: ognuno ha una peculiarità di cui sarebbe bene che andasse orgoglioso». Buzzetti, che è presidente del circolo Arcigay di Grosseto, ha parole di apprezzamento per l’atteggiamento del sindaco: «Non ci sorprende che il sindaco abbia compreso il vero spirito della nostra manifestazione, che porterà in tutta la provincia una ventata di cultura, di apertura, e anche motlo turismo».
Anche Franco Grillini è intervenuto nella vicenda con un commento duro: «Puntuali come un orologio dopo la scelta di una città nella quale organizzare il Gay Pride Nazionale sono arrivate le minacce degli esponenti di una destra che, nonostante Fiuggi e le condanne del fascismo come male assoluto, non perde affatto il pelo, invocando divieti a manifestazioni costituzionalmente garantite».
«Al sig vice-sindaco Agresti in quota AN – prosegue il parlamentare DS – diciamo che chi governa una città non è proprietario della medesima e che ha il dovere morale di garantire anche nel suo territorio la vigenza della normativa costituzionale e democratica che garantisce ai cittadini (e in special modo a organizzazioni non violente come le nostre) la piena agibilità politica, culturale e associativa».
«La presa di posizione del vice-sindaco di Grosseto – è la conclusione di Grillini – autoritaria e illiberale, ci conforta nella nostra scelta di Grosseto perché è soprattutto laddove si vuole negare libertà di manifestazioni di pensiero che occorre manifestare a garanzia e presidio della libertà di tutti».

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