CONTRO RATZINGER, UN PRIDE A ROMA

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Una manifestazione glbt in risposta all'omofobia di Benedetto XVI. Se ne discute sul forum. Intanto le reazioni alla nomina sono tetre. Ma per qualcuno questa Chiesa si scava...

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PISA – E’ una reazione che l’elezione di Joseph Ratzinger ha suscitato subito. L’idea di organizzare in risposta alla nomina dell’autore dei testi dottrinali cattolici più intransigenti verso gay, lesbiche e transessuali un grande Gay Pride Internazionale a Roma, sotto il Cupolone, in cui il movimento glbt potesse proporre il proprio diverso modo di vedere le cose. Una manifestazione che, senza sostituirsi al Pride nazionale previsto a Milano per il 4 giugno, possa far capire che le persone omosessuali e transessuali non sono disposte a sottostare alle rigide e retrograde norme di questa chiesa bigotta, rappresentata dal nuovo papa Benedetto XVI.
La proposta ha sostenitori (Gigliola Toniollo della CGIL Nuovi Diritti ne parla sulla mailing list Queer-it) e – come sempre – avversari. Nel forum Religione di Gay.it alcuni omosessuali cattolici invitano alla prudenza, c’è anche chi esulta per la nuova nomina, chi preferisce le regole della gerarchia cattolica ai colori troppo vistosi dei Gay Pride. Ma la maggioranza degli interventi sono dettati da puro sconforto.
E che la comunità omosessuale non esulti per l’elezione di Joseph Ratzinger a Pontefice massimo della Chiesa Cattolica non sorprende. Ma se si escludono Comunione e Liberazione e pochi altri difensori dell’intransigenza religiosa (tra i quali sembra vada annoverato anche Giuliano Ferrara) sono in pochi a celebrare l’elezione con guadium magnum.
Dissensi, ma solo fuori dall’Italia

Le critiche principali appaiono – come prevedibile – sulla stampa estera. Molte critiche a Ratzinger arrivano proprio dalla ‘sua’ Germania, dove viene visto come simbolo conservatore e dove le sue posizione su donne e morale sessuale sono giudicate in contrasto con i tempi. Giudizi pesanti anche sui giornali svizzeri: Die Südostschweiz titola «Quando il grande inquisitore diventa Papa», mentre La Tribune de Genève parla di una «scelta desolante» e conclude affermando che «la principale qualità che molti troveranno in Ratzinger è che, vista la sua età, dovrebbe essere solo un Papa di transizione».
Persino l’arcivescovo anglicano Desmond Tutu, premio Nobel per la pace ed icona della lotta all’apartheid in Sudafrica, si è detto deluso e ha definito il nuovo Papa «un rigido conservatore», aggiungendo che «sarebbe stato preferibile che la scelta cardinalizia fosse caduta su una personalità più aperta ai recenti sviluppi del mondo, al problema del sacerdozio femminile, e con una posizione più responsabile sull’uso dei preservativi e quindi della lotta all’Aids».
Per i gay non c’è esultanzaMa veniamo al movimento gay italiano. Il primo comunicato a essere emanato ieri alle 18.54 è quello di Paolo Ferigo, Presidente del C.I.G. Centro di Iniziativa Gay – Arcigay Milano, che esprime «tristezza e forte preoccupazione» per l’elezione a Papa del «fautore dei peggiori attacchi contro la comunità gay e lesbica, l’estensore dei documenti più offensivi e denigratori contro tutte le persone omosessuali, il più rigido paladino del ritorno alla chiesa medioevale».
Gli fa eco Andrea Benedino portavoce di Gayleft: «Per gli omosessuali di tutto il mondo questo è un giorno di profonda amarezza» scrive Benedino, augurandosi che «la politica italiana possa rinsavire e dimostrare uno scatto d’orgoglio, recuperando pienamente una dimensione laica e non più prona ai voleri di Oltretevere, a partire dal voto sui referendum del 12 e 13 giugno prossimi e dalla discussione della legge sul PACS».
Franco Grillini, deputato Ds e Presidente Onorario Arcigay, parla di «un papa ferocemente omofobico e nemico della comunità lesbica, omosessuale e transessuale italiana ad internazionale». «Si preannunciano tempi bui – profetizza il deputato Ds – non solo per gli omosessuali, ma anche per quel cattolicesimo democratico che era riuscito a conquistare spazi di espressione e di senso dal cesaropapismo». «Il nostro slogan – conclude Grillini – sarà: “Resistere, resistere, resistere…”».
Mentre il cattolico Aurelio Mancuso, Segretario nazionale Arcigay, attende «gli atti concreti del nuovo papa, che certamente con il suo passato non ci appare come il miglior interprete dell’originario messaggio d’amore di Gesù Cristo», Alessandro Zan, Responsabile Pacs di Arcigay Nazionale e Consigliere Comunale di Padova, auspica «che le posizioni omofobe del nuovo Papa siano distinte da uno Stato laico che deva fare gli interessi dei cittadini».

Massimo Consoli, esponente storico del movimento gay italiano definito da aplcuni il “nostro papa gay”, spiega che con questa nomina la chiesa dimostra di aver capito che «in questo particolare momento storico, i suoi nemici più pericolosi e intransigenti si annidano proprio all’interno della comunità gay, la stessa dalla quale una volta (e quando ancora non si chiamava “comunità”), pescavano la quasi totalità del loro clero».
Ma per qualcuno è l’inizio della fineEppure qualcuno non la vede così nera. Giovanni Dall’Orto, nell’editoriale “Benedetta primavera” che apparirà sul numero di maggio della rivista Pride, parla addirittura di «buone notizie dal Vaticano» e preannuncia che con Benedetto XVI «l’affossamento della chiesa cattolica, inziato da Giovanni Paolo II, potrò essere concluso senza pericolosi ripensamenti». A sostegno della sua tesi, Dall’Orto cita vari dati secondo i quali l’assenza di dibattito ha portato la Chiesa a perdere il sostegno dei fedeli in America Latina, ha fatto diminuire i contributi versati attraverso l’otto per mille, e ha indotto a un costante crollo del numero dei nuovi sacerdoti ordinati.
Anche la Comunità cristiana di base di Pinerolo guidata da don Franco Barbero parla di «un papato che fa chiarezza», perché «questa struttura ecclesiastica oppressiva può rappresentare l’opportunità di capire il vero ruolo della gerarchia». «Occorre – sottolineano i membri della comunità – imparare la libertà delle figlie e dei figli di Dio fuori dalle obbedienze sacrali. E’ un’ora importante, un invito a deciderci; un’ora in cui l’obbedienza al Vangelo può tradursi in libertà, responsabilità, gioia, creatività».
Infine Mirella Izzo per conto delle socie e dei soci di Crisalide AzioneTrans – onlus, ha scelto di rivolgere al nuovo Papa Benedetto XVI una preghiera laica, per pregarlo «di rivedere le posizioni prese dal Cardinal Joseph Ratzinger in qualità di presidente della Congregazione della Dottrina e della Fede, in cui si asserisce che le persone transessuali sono affette da «gravi squilibri intrapsichici».
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