COPPIE GAY: ALTOLÀ PER L’UMBRIA

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Il Governo boccia anche lo statuto umbro, colpevole di riconoscere le "altre forme di convivenza". Amarezza dalla presidente della regione. Lo Giudice: "atteggiamento illiberale"

Nuovo altolà del governo Berlusconi ad uno statuto regionale troppo progressista in tema di diritti civili. Il Consiglio dei Ministri di venerdì 3 settembre, ha infatti deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale anche la carta della Regione Umbria, approvata a luglio con 21 voti favorevoli su 23 votanti. A motivare l’opposizione dell’esecutivo sarebbe ancora una volta la posizione di apertura verso le unioni di fatto espressa nello statuto umbro: all’inizio di agosto, un analogo provvedimento era stato adottato all’unanimità dal Consiglio dei Ministri per fermare la Regione Toscana, che aveva approvato anch’essa una carta che riconosceva oltre alla famiglia fondata sul matrimonio, anche “le altre forme di convivenza”.
Nel caso dell’Umbria, il ministro agli Affari regionali Enrico La Loggia si è espresso contro la scelta del governo, mentre la componente leghista si è sforzata di sottolineare la centralità della famiglia eterosessuale coniugata: “se ci devono essere degli aiuti da parte delle istituzioni – ha detto Miroballo, segretario della Lega Nord in Umbria – questi aiuti devono andare a famiglie canonizzate all’interno di certe regole”.
La presidentessa della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, si dice “amareggiata” per quanto deciso dal governo: “l’Umbria ha dato prova di una leale volontà di confronto con il Governo, attivando un’interlocuzione costante con chi è deputato a seguire gli Affari regionali, tanto è vero che il ministro La Loggia ha votato contro l’impugnativa stessa”, ricorda la Lorenzetti. Secondo la quale il provvedimento “denuncia la volontà di un governo federalista solo a parole di andare ad uno scontro politico ed ideologico che rischia di essere lacerante per la società umbra. Si ragiona già in termini di campagna elettorale…”.
Ma sono proprio le norme relative alle unioni di fatto a provocare le reazioni dei ministri? “Ho parlato – spiega la Lorenzetti – con la Loggia. Oltre al nodo sulla famiglia ci sono alcune questioni tecniche alle quali si oppone l’esecutivo (sette ministeri si sono avvalsi di esperti in materia). Domani sapremo tutto e la questione tornerà in consiglio regionale”.
Intanto Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay, definisce “illiberale ed antieuropeista il governo di Berlusconi, di nuovo lancia in resta contro il principio di uguaglianza fra i cittadini. Il governo prosegue la sua crociata contro le “altre forme di convivenza” e rifiuta di mettere in pratica principi di libertà su cui l’Italia si è impegnata in sede europea, cedendo a quella commistione fra istituzioni repubblicane e confessionalismo religioso che rappresenta un tratto specifico dell’Italia”.

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