COPPIE GAY: ULTIMI IN EUROPA

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Soltanto in Italia non si è fatto ancora nulla per tutelare le coppie di fatto. Lo ha detto Raffele Torino in Commissione Giustizia alla Camera. Ora si deve...

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ROMA – Soltanto in Italia non si è fatto ancora nulla per tutelare le coppie di fatto. Nel resto d’Europa e in gran parte del mondo invece il problema se lo sono posto e lo hanno risolto o stanno tentando di farlo. E’ quanto è emerso oggi nel corso dell’audizione in commissione Giustizia della Camera del docente di diritto comparato all’Università Roma 3 Raffaele Torino che ha fornito ai parlamentari un quadro dettagliato su come è stato affrontato soprattutto in Europa il tema delle ‘unioni di fatto’ e del ‘patto civile di solidarietà’. Un tema sul quale oggi la commissione ha dato il via all’indagine conoscitiva.
“L’Italia – ha dichiarato Raffaele Torino – è in una posizione isolata rispetto al resto dell’Europa. E’ l’unica infatti in Europa, insieme ad Irlanda, Austria e Grecia, a non aver fatto ancora nulla da un punto di vista giuridico su questo fronte”. Un ‘fronte’ che invece, secondo quanto ha spiegato il professor Torino, è stato ed è oggetto di una disciplina giuridica nel resto del mondo. “Anche in America – ha ricordato infatti Torino – ci sono molti Stati in cui si ammette una forma giuridica familiare alternativa al matrimonio. Per non parlare del Canada dove, in tutte le province, le coppie conviventi sono ormai equiparate a quelle fondate sul matrimonio”.
“L’idea di omosessualità, soprattutto in Europa – ha poi sottolineato – non è più percepita come antitetica a quella della famiglia. Ma nuovi schemi familiari non interessano solo le coppie omosessuali. Sono in particolar modo quelle eterosessuali che ne fanno richieste. Fra il 98 e il 2002 infatti le coppie etero che hanno registrato la ‘partnership’ sono state esattamente il doppio di quelle gay”.
Raffaele Torino ha quindi spiegato che in molti Paesi dell’Unione esistono ‘forme giuridiche opzionali’ e ‘forme giuridiche presuntive’. Le prime danno la possibilità, a chi vuole, di registrare la propria unione rendendola pubblica. Mentre per le seconde, a cui si ricorre ad esempio in Spagna e in Portogallo, non è necessario rendere pubblica la relazione. Semplicemente, dopo un certo periodo di convivenza, si attribuiscono ai partner dei diritti reciproci di fronte allo Stato. Anche in caso di scioglimento della coppia.
In quasi tutti i Paesi d’Europa, insomma, “si riconoscono delle forme alternative al matrimonio”. E si prevedono strumenti legislativi per la tutela delle coppie di fatto anche sul fronte del regime patrimoniale. “In Scandinavia e in Olanda, ad esempio – ha concluso – per le unioni di fatto si è scelto semplicemente di rinviare alla disciplina patrimoniale del matrimonio. Mentre Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna se ne è messa a punto una ad hoc”.
La commissione Giustizia continuerà la sua indagine conoscitiva con altre audizioni. E con ogni probabilità sceglierà come testo base per la discussione, sul cosiddetto ‘pacs’ (patto civile di solidarietà) e sulle unioni di fatto, la proposta di legge che ha come primo firmatario Franco Grillini (Ds).

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