Corte europea: gay francese chiede l’adozione

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Da dieci anni chiede che gli venga riconosciuto il diritto ad adottare un bambino; in Francia la legge prevede l'adozione da parte dei single.

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Philippe Fretté, un professore parigino di quarantasette anni, celibe e omosessuale, dopo una lotta giudiziaria durata dieci anni, ha portato davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani il suo desiderio di paternità. Nell’udienza che si è tenuta martedì 2 settembre a Strasburgo, Fretté ha accusato la Francia di averlo privato di "una chance di diventare genitore di un bambino", secondo l’espressione usata dal suo avvocato, per ottenere la quale aveva depositato una domanda di adozione nel 1991.

La domanda gli era stata rifiutata due anni dopo, anche se in Francia l’adozione da parte di single maggiori di ventotto anni è ammessa già dal 1966. Il rapporto dell’Assistenza sociale all’infanzia concludeva che "Il signor Fretté possiede delle qualità umane e educative certe. Un bambino sarebbe probabilmente felice con lui. Le sue particolarità, di uomo celibe omosessuale, permettono di affidargli un bambino?". Philippe Fretté ha chiesto l’annullamento di questo rifiuto al tribunale amministrativo di Parigi, che gli ha dato ragione nel 1995, sentenza che però è stata capovolta in appello, nell’ottobre dell’anno successivo, per mano del Consiglio di Stato.

L’avvocato di Philippe Fretté, Robert Wintemute, ha spiegato a Le Monde di aver cercato di convincere i giudici della Corte che il rifiuto della Francia era motivato solo dall’omosessualità del suo assistito: «Forse che la Convenzione Europea dei diritti umani permette a uno stato membro, la cui legislazione preveda l’adozione di un bambino da parte di un solo genitore adottivo non coniugato, di escludere in modo assoluto da questa possibilità una categoria di persone definite in base al loro orientamento sesssuale?» ha detto Wintemute.

La Corte dovrebbe esprimere il suo parere il prossimo mese.

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