Corte Europea parifica l’età del consenso gay

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La Corte Europea dei Diritti Umani ha pubblicato il suo giudizio su tre casi che contestavano come discriminatoria verso uomini gay l’età del consenso in Austria.

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STRASBURGO – Il 9 gennaio la Corte Europea dei Diritti Umani ha pubblicato il suo giudizio su tre casi che contestavano come discriminatoria verso uomini gay l’età del consenso in Austria, così come stabilito nel Articolo 209 del Codice Penale austriaco. La Corte ha stabilito che questa norma è una violazione della Convenzione Europea dei Diritti Umani, e in particolare dell’Articolo 14, il diritto alla non-discriminazione.
L’Articolo 209 era stato già abrogato nel luglio 2002 a seguito della decisione della Corte Costituzionale austriaca. L’importanza dei giudizi di oggi risiede quindi sia per la sua portata a livello nazionale sia per la sua portata a livello europeo. La Corte Europea dei Diritti Umani ha stabilito inequivocabilmente che leggi che stabiliscano un’età del consenso discriminatoria sono violazioni della Convenzione Europea dei Diritti Umani. Questo si applica, quindi, a tutti i paesi del Consiglio d’Europa con leggi sull’età del consenso che discriminano in base all’orientamento sessuale.
I presenti giudizi seguono la linea di un’opinione della Corte Europea dei Diritti Umani del 1997 (Sutherland vs. the United Kingdom). Questa delibera era di natura consultiva, non aveva quindi la portata di un giudizio espresso dalla corte stessa.
Nico Beger, co-delegato al Consiglio d’Europa, commenta: “Questi giudizi significano che non vi è più nessuna scusa per quegli stati membri del Consiglio d’Europa che ancora hanno leggi discriminatorie sull’età del consenso – Albania, Bulgaria, Grecia, Irlanda e Portogallo. Li perciò invitiamo ad onorare i loro obblighi sottoscritti nella Convenzione Europea dei Diritti Umani, abrogando immediatamente tali leggi”.
Kurt Krickler, co-presidente di ILGA-Europe proveniente proprio dall’ Austria, aggiunge: “Mentre questi giudizi arrivano troppo tardi per avere un effetto sulla situazione in Austria, danno comunque un sostegno morale per le 1200 persone che, negli anni, sono state ingiustamente perseguite e incarcarcerate in base all’Articolo 209. Ci congratuliamo con i singoli che hanno avuto il coraggio di portare questi casi alla Corte, e con le organizzazioni che li hanno sostenuti.”

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