CORTEO ANTI PRODI E ANTI PRIDE

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La manifestazione del centro-destra di sabato ha avuto anche un lato oscuro e inquietante, dal quale i leader dei partiti in piazza dovrebbero prendere le distanze.

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ROMA – Da un certo punto di vista è stata una sorta di Gay Pride alla rovescia la manifestazione contro la politica fiscale del governo di Romano Prodi che si è tenuta sabato 2 dicembre. Organizzata dal centro-destra, abbondantemente pubblicizzata e “pompata” dalle reti Mediaset, ha attratto nella capitale una straripante folla di sostenitori dei partiti di Berlusconi, Fini e Bossi. Come noto il centro di Casini era altrove.

Le finalità dell’evento erano principalmente quelle di protestare contro la tanto discussa manovra Finanziaria che il governo sta approntando in queste settimane, presentata come troppo “dura”. Dal centro-sinistra fanno notare che l’entità della manovra stessa è dovuta all’impegno di dover rientrare entro il 2007 nei parametri imposti dal trattato di Maastricht, impegno preso dal precedente governo.

Nonostante il tema centrale della manifestazione fosse di critica al progetto economico e fiscale del governo, in essa sono inevitabilmente emerse anche altre tematiche che, evidentemente, agitano l’immaginario dell’elettorato di centro destra. In particolare striscioni, cartelli e slogan contro la minoranza gay, lesbica e trans ha messo in mostra una mentalità retrograda, tendente all’omologazione della famiglia-modello-mulino-bianco al di fuori della quale tutto l’esistente merita solo disprezzo, scherno e offese. Nell’area del corteo nella quale sfilavano i militanti della destra (Fiamma Tricolore, Azione Giovani) faceva bella mostra di se un’immagine nella quale il volto di Prodi faceva da water e i nomi dei parlamentari apertamente GLBT (il gay Grillini, la lesbica De Simone, la trans Luxuria) ci finivano dentro. Roba di classe, insomma. I “forzisti” di Bari hanno invece coniato addirittura una rima: No Prodi, no frodi, no froci. Se una certa dose di dissacrazione e presa in giro dei governanti è inevitabile, diverse voci si sono levate per far notare che, in alcuni casi, sabato è stato oltrepassato il limite del rispetto.

Tra i più colpiti Vladimir Luxuria. La democratica elezione della prima transgender eletta in Europa evidentemente è rimasta di traverso…

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Tra i più colpiti Vladimir Luxuria. La democratica elezione della prima transgender eletta in Europa evidentemente è rimasta di traverso in certi ambiti e nei suoi riguardi si è scesi a livelli di degrado particolarmente infami (Prodi boia, Luxuria è la tua troia). I militanti di Azione giovani dell’università Romatre si sono spremuti il cervello e hanno proclamato un Luxuria pisciati addosso che si commenta da solo. Comprensibilmente Luxuria/Guadagno non ha gradito: «Gli insulti verso le trans devono essere puniti. – ha commentato – Il nuovo disegno di legge del ministero dei diritti e delle pari opportunità prevede l’estensione della legge Mancino anche per i reati contro l’orientamento sessuale e identità di genere». Se la cosiddetta legge Mancino del 1993 che punisce le discriminazioni e gli atti di odio o violenza giustificati da motivazioni razziali, etniche, nazionali o religiose, verrà estesa anche all’orientamento sessuale «Faranno bene a pensarci due volte – dice Luxuria – coloro che nel futuro intenderanno usare lo strumento dell’insulto volgare e poco originale come slogan in qualsiasi manifestazioni».

Per Imma Battaglia, presidente del Dì Gay Project, la manifestazione di sabato è stata «un carrozzone di insulti e slogan omofobi e transfobici. Al di là della libertà di manifestare in piazza in un periodo di crisi economica e del ruolo dell’opposizione di protestare contro la finanziaria, una manifestazione carica di odio contro le persone omosessuali e transgender come quella di Piazza San Giovanni non si vedeva da tempo. Manifestazioni che dovrebbero fondarsi su principi di rispetto e confronto che sono le basi di una sana dialettica democratica, al contrario di una manifestazione strumentalizzata e caduta nella demagogia, caricata di forti dosi di odio e intolleranza. Insulti ancor più gravi che vengono non da singole persone ma da frange organizzate dei partiti del centro-destra, con toni di violenza verbale che in altri paesi europei sarebbero immediatamente stigmatizzati dagli stessi leader di partito.» Per Battaglia la parola Libertà «ripetuta all’infinito dai leader del centro-destra e che dovrebbe significare in primis rispetto e fratellanza, lungo il corteo si è invece trasformata in libertà di offendere e denigrare milioni di cittadini/e, con la beffa che in Italia questi gesti rimangono impunti, perché la violenza omofoba è ormai entrata nella quotidianità del linguaggio politico, creando e legittimando così un clima di intolleranza che non si respirava da anni.»

Articolo Tre Associazione Omosessuale ONLUS di Palermo e il Circolo Di Cultura Omosessuale Mario Mieli di Roma, in un comunicato congiunto, fanno notare che «Anche durante una manifestazione di protesta contro la politica economica dell’attuale Governo, le destre italiane non perdono occasione per palesare la loro radicata e congenita cultura fascista, omofoba, razzista ed intollerante. Ancora una volta milioni di cittadini vengono offesi pubblicamente ed utilizzati per screditare l’avversario politico. Ancora una volta questa destra vergognosa incita alla violenza, agli stupri, alle aggressioni, all’eliminazione fisica di gay, lesbiche e transessuali, usando immagini ed espressioni che in nessun altro paese civile sarebbero consentite ed accettate. I fatti di Brescia, di Bari ed i tanti altri che con sempre maggiore frequenza leggiamo sulle pagine di cronaca, sono il prodotto di questo pensiero violento, intollerante, razzista ed omofobo. Contro le invasioni barbariche sostenute dalle destre italiane, il Governo Prodi ed il centro-sinistra hanno il dovere di contrapporre una cultura della civiltà fondata sul rispetto della dignità umana, sull’uguaglianza dei diritti e sulla lotta contro ogni forma di intolleranza e discriminazione, attraverso l’uso di un linguaggio altrettanto chiaro e diametralmente opposto a quello parlato dalle destre ed attraverso scelte politiche forti e radicali in grado di “educare” e cambiare il costume e la mentalità di un popolo che vuole definirsi civile ed europeo, affinché non accada più che odio e disprezzo verso milioni di cittadini possano essere lo slogan di una parte politica. Questo dobbiamo pretendere da parte di chi abbiamo votato e mandato al governo del nostro Paese».

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