Crisi dentro Arcigay e con il Cassero si rischia la rottura

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Non c'è ancora il divorzio, ma lo storico circolo bolognese parla chiaramente di "necessario cambio di rotta di Arcigay per mantenere la fiducia". E a novembre si rinnova...

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Il clima sarebbe diventato talmente invivibile all’interno dell’associazione che lo storico circolo lgbt Cassero di Bologna starebbe valutando la possibilità di uscire da Arcigay e fare vita a sé. O almeno così riporta la stampa bolognese lasciando intendere che la frattura, se non si è già consumata, è comunque dietro l’angolo.

"La fonte di quanto uscito sulla stampa è un nostro socio, ma ne abbiamo ben 19.000 – chiarisce Emiliano Zaino, presidente uscente del Cassero -. Ciò detto, è vero che il Cassero, dopo un percorso assembleare, ha elaborato una mozione che parla chiaramente di un necessario cambio di rotta dentro Arcigay, indispensabile perché si mantenga il raporto di fiducia tra il Cassero e l’associazione".

Insomma il divorzio non è ufficiale, ma certo la situazione è tesa e potrebbe complicarsi notevolmente nei prossimi mesi, quelli che precedono il congresso nazionale di Arcigay che si terrà a novembre e durante il quale si sceglierà la nuova presidenza o sarà rinnovata la gestione Patané.

"C’è una situazione critica – spiega ancora Zaino, il cui mandato scade il prossimo 23 settembre -, è evidente da settimane, se non mesi, e questo mette in pericolo l’associazione. Il confronto interno è molto duro. Lo è quello tra le persone, tra i comitati, quello con il circuito ricreativo. Mi aspetto sinceramente che la prossima presidenza trovi il modo di far rientrare la situazione. Penso che l‘associazione vada riformata radicalmente. E’ questa a ricetta per uscire dall’impasse".

Ed è qui che nascono le voci sulla potenziale scissione. A sentire Zaino non ci sono molte alternative: o la situazione cambia o davvero il Cassero potrebbe prendere in considerazione altre strade.

L’intenzione, però, è quella di restare dentro Arcigay. "La separazione dall’associazione non è all’ordine del giorno del prossimo congresso provinciale – continua Zaino -. Durante quella giornata voteremo i nostri delegati al congresso nazionale e discuteremo la mozione elaborata dall’assemblea provinciale, che è una sola e a proposito dei rapporti con Arcigay, si focalizza su due punti. Da una parte le questioni economiche e dall’altra quelli politici sui quali bisogna mettere bene le cose in chiaro".

Quello che è certo è che, a prescindere dal Cassero, dentro Arcigay il clima non è sereno. "C’è stata, da parte della dirigenza, di cui per altro faccio parte, durezza nel gestire le tensioni – dice Zaino cercando di spiegare come l’associazione sia arrivata a questa crisi -, un problema di rottura nei confronti dei cambiamenti che erano necessari per dare un futuro all’associazione stessa. E poi, invece di tentare di risolvere i conflitti quando si sono presentati, si è finiti per affrontarli con una pesantezza che ha portato al deterioramento dei rapporti". Fino al punto, a quanto pare, in cui le tensioni sono diventate rotture, "perfino dentro la segreteria che è spaccata in due rispetto, ad esempio, alla gestione dei rapporti con le associazioni affiliate".

E dalla segreteria, per il momento, non arriva nessun commento ufficiale sulla vicenda bolognese, mentre fonti interne parlano di "profonda amarezza rispetto a chi pensa di dividere Arcigay".

Al congresso nazionale, com’è noto, saranno presentate due mozioni. La prima è quella presentata dal presidente uscente Paolo Patané e si intitola "Liberiamo l’eguaglianza", la seconda, invece, è quella che vede come primo firmatario, e candidato alla presidenza, Flavio Romani e che si intitola "Uguaglianza e Libertà – Una comunità per i diritti cambia il futuro".

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di Caterina Coppola

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