Crocifisso a scuola, Corte europea dà ragione all’Italia

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Sconfitta la donna finlandese che aveva chiesto la rimozione del crocifisso dall'aula scolastica frequentata dai figli. Il Vaticano ringrazia Frattini. Soddisfazione dalla Gelmini.

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La Grande Camera della Corte europea per i diritti dell’uomo ha dato ragione all’Italia nella causa Lautsi e altri contro Italia sulla presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche. Dunque, la presenza di crocifissi nelle classi non viola il diritto all’istruzione. La sentenza d’appello definitiva della Corte inverte quella di prima istanza che condannava l’Italia. Nel novembre del 2009, infatti, la Cedu aveva ritenuto che la presenza di simboli religiosi nelle aule violasse il diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e il diritto dei bambini alla libertà di religione e di pensiero.

Nel mantenere il crocifisso nelle aule della classe frequentata dai figli della donna che ha fatto ricorso "le autorità hanno agito nei limiti e nel quadro di cui dispone l’Italia prevedendo l’obbligo di rispettare il diritto dei genitori di assicurare la formazione secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche". Il crocifisso, in particolare, non viene considerato dai giudici di Strasburgo un elemento di "indottrinamento".

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Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini ha espresso "profonda soddisfazione per la sentenza della Corte di Strasburgo, un pronunciamento nel quale si riconosce la gran parte del popolo italiano. Si tratta di una grande vittoria per la difesa di un simbolo irrinunciabile della storia e dell’identità culturale del nostro Paese" aggiungendo che "il Crocifisso sintetizza i valori del Cristianesimo, i principi sui cui poggia la cultura europea e la stessa civiltà occidentale: il rispetto della dignità della persona umana e della sua libertà".

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