D’Alema: no al matrimonio gay

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Il ministro degli Esteri riaccende il dibattito sulle Unioni Civili dicendosi contrario all'ipotesi del matrimonio gay. I diritti sono sufficienti. A Roma la fiaccolata per il registro.

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A colloquio con gli studenti di un istituto tecnico, Massimo D’Alema ha espresso il proprio pensiero sul matrimonio fra persone dello stesso sesso, un’ipotesi cui il ministro degli Esteri si è detto contrario: «No, non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento. Il matrimonio tra omosessuali, perciò, offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente. Due persone dello stesso sesso possono vivere uniti senza bisogno di simulare un matrimonio. Lo Stato, però, deve riconoscere loro diritti civili e sociali. Mi accontenterei di fare la legge…».

Parole chiare, dunque, che non lasciano nessun dubbio: matrimonio no, diritti sì. Chiedere che il sacramento venga laicamente concesso anche alle coppie di fatto è una richiesta avanzata dalle associazioni gay dopo che il disegno di legge sui DiCo era stato abbandonato a se stesso prima, dimenticato con la proposta Salvi dei Cus dopo.

Franco Grillini vede le dichiarazioni di D’Alema come una strategia per allearsi con l’UDC di Casini: «E’ nota la predilizione di D’Alema per il sistema elettorale alla tedesca con lo scopo di costruire un’alleanza centrista con la Cosa bianca in sostituzione della così detta Sinistra radicale. In questa prospettiva – continua Grillini – i leader del Pd fanno la rincorsa a dare garanzie ad Oltretevere. Quale garanzia migliore – conclude l’onorevole – poteva offrire il Ministro degli esteri se non quella di scaricare brutalmente gli omosessuali e la loro battaglia di laicità?»

Simile il pensiero di Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay: «Forse le sue frequentazioni vaticane, tra una manifestazione dell’Opus Dei e qualche a convegno ecclesiastico, lo hanno indotto a dar ragione ai suoi amici di partito Binetti e Bobba».

L’on. Silvestri (Verdi) zittisce D’Alema che a suo giudizio «avrebbe dovuto ricordarsi della Costituzione e, nello specifico dell’articolo 11, quando il suo governo bombardava i civili a Belgrado e non straparlarne ora a proposito di matrimonio».

Di parere contrario, e per ora sembra essere l’unico nella sinistra, Alessio De Giorgi, membro nazionale del partito Democratico e presidente di Gay.it: «D’Alema ha ragione. Oggi l’Italia non è pronta per il "matrimonio gay" e spingere in quella direzione, anche dall’interno del Partito Democratico, allontana solamente le soluzioni più ragionevoli dei DICO o dei CUS, perchè radicalizza le posizioni. Di tutto abbiamo bisogno – conclude De Giorgi –  tranne che trionfi il massimalismo nel movimento gay e lesbico e che questo trovi pure cassa di risonanza nel Partito Democratico.»

 

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