Da Liberation e Guardian critiche al Papa su Aids

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Due giorni dopo la morte del papa, sui quotidiani esteri i primi articoli critici sul pontificato di Giovanni Paolo II.

ROMA – Due giorni dopo la morte del papa, sui quotidiani esteri i primi articoli critici sul pontificato di Giovanni Paolo II. Il quotidiano della sinistra francese, Liberation, punta il dito contro la “cieca” politica del papa di fronte alla lotta contro la più grave epidemia del secolo, l’Aids. Mentre un titolo molto duro di The Guardian traduce la linea sul problema della diffusione dell’Hiv in un vero e proprio atto d’accusa: “il Papa ha le mani macchiate di sangue”.
Il suo Pontificato è iniziato contemporaneamente al debutto della pandemia, 25 anni fa, fa notare Liberation. Nel corso di un quarto di secolo “tra il papa polacco e il virus senza frontiere c’è stato qualcosa di più di un appuntamento mancato: si è trattato di una presa di posizione rigida, che avrà conseguenze drammatiche sugli sviluppi dell’epidemia nel mondo, in particolare in Africa”.
Agli inizi degli anni ’80, Giovanni Paolo II parla di “compassione per i malati”. Nel 1987 prende in braccio un bambino sieropositivo e invita tutti “al rifiuto di ogni segregazione e all’intensificazione degli sforzi della ricerca medica”. Il papa riafferma i dogmi della Chiesa sulla sessualità e sulla castità e “resta cieco di fronte alla realtà terrificante dell’epidemia africana, che vede vittime principalmente le donne”. Nel 1993 il papa ribadisce: “La castità è l’unico strumento sicuro e virtuoso per mettere fine a questa piaga” e Roma continua a sostenere alcune chiese africane che stigmatizzano i malati. Alcuni collaboratori del papa insinuano anche il dubbio sull’efficacia del preservativo.
“Il Papa ha le mani macchiate di sangue”, rincara l’edizione odierna del Guardian, in un titolo di commento sugli oltre 26 anni di Pontificato di Giovanni Paolo II. Il Santo Padre, sostiene il quotidiano, “ha recato grandi danni alla Chiesa e ad innumerevoli cattolici”. Il suo “crimine più grande” è rappresentato dalla “grottesca ironia con la quale il Vaticano ha condannato – come cultura della morte – i profilattici, che avrebbero potuto salvare numerosi cattolici dei Paesi in via di sviluppo dalla morte agonizzante per l’Aids“. Per questa ragione, scrive Terry Eagleton, “il Papa passa alla sua vita eterna con mani macchiate di sangue.

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