Danza: "Ermafrodito" debutta a Torino

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Per gli appuntamenti con la danza al Teatro Carignano, in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino, prima assoluta di "Ermafrodito" di Sylvano Bussotti, creazione scenica di Luca...

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TORINO – Una serata-evento quella di venerdì 10 Maggio, ore 21:00, al Teatro Carignano di Torino: nell’ambito della stagione "appuntamenti con la danza" si terrà in prima esecuzione la creazione scenica mondiale "Ermafrodito", coreografia di Luca Veggetti su musiche di Sylvano Bussotti. La serata, replicata sabato 11 sempre alle 21:00, è realizzata in collaborazione con Musica 90 e si aggiunge ai numerosi eventi europei che celebrano il 70° anniversario del compositore fiorentino. Sarà dunque l’avvenimento centrale della stagione che il Balletto Teatro di Torino di Loredana Furno organizza al Carignano con l’indispensabile collaborazione del Teatro Stabile di Torino e che andrà avanti fino a Giugno. Ermafrodito, titolo contenitore della serata, è una recente composizione di Bussotti per la chitarra di Hans-Jürgen Gerung, destinata come balletto dallo stesso autore a Luca Veggetti. Il programma è completato da altre composizioni per pianoforte e violino di Bussotti: "Do di Concorso", "Bachiana di bachiane", "Les Instruments du diable" e "O – Atti vocali" (con la voce di Cathy Berberian). Suoneranno dal vivo, oltre a Gerung, Bruno Landi al violino e Stefania Filipello al pianoforte.

La composizione musicale, punto di partenza per una riflessione coreografica sul tema del doppio e della mitica fusione dei sessi, prima di ogni altra cosa costituisce una preziosa occasione offerta ad un coreografo per misurarsi con il complesso e misterioso universo di un grande compositore contemporaneo. Ecco come Luca Veggetti descrive l’incontro con Bussotti e le poetiche dalle quali nasce il balletto Ermafrodito. "Conobbi Bussotti oramai più di due decenni fa, al Teatro alla scala, in occasione della creazione della sua Opera <> alla quale partecipai come danzatore. Ho affrontato la musica di Bussotti senza cercare di interpretarla ma lasciando piuttosto che il movimento e la struttura coreografica stessa nascessero da un sentire con il corpo, il mio e quello dei danzatori, quello che la musica poteva dirci senza seguirla pedissequamente ma in un rapporto di grande libertà rispetto ad essa. Il respiro, quello musicale e quello reale dei danzatori, agisce come uno strumento ordinatore a tutti i livelli sia dal punto di vista puramente coreografico che da quello più ampio dell’organizzazione drammaturgica dello spettacolo; tenendo conto di questo, il lavoro con la compagnia và per forza di cose verso un idea di laboratorio dove il danzatore diventa a tutti gli effetti un collaboratore del coreografo nell’ambito di una ricerca comune. Dal punto di vista visuale lo spettacolo è forse all’opposto di quello che è l’universo figurativo del compositore senza tuttavia ignorarlo totalmente ma lasciando che le nostre differenze agiscano come un elemento creativo e catalizzatore della serata."

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