De profundis: La coppia gay è sparita. Chi l’ha rubata?

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I retroscena dell'incontro con Fini e quell'occasione mancata di chiedere al Presidente della Camera una calendarizzazione dei DiDoRe. Per colpa di qualcuno...

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Era lì, bella, lucente. L’aveva plasmata l’impegno di Franco Grillini, o forse quello di tutto il movimento gay, dal più piccolo al più grande. Per lei si è combattuto, si è urlato nelle piazze, ci si è fatti in quattro. Per il suo riconoscimento si erano studiate mille soluzioni che spaziavano dall’allargamento del matrimonio civile, al riconoscimento delle coppie di fatto, ai CUS, ai DiCo, ai Pacs alla francese, al partnernariato alla tedesca, alle Unioni civili, ai nuovissimi DiDoRe e alle Unioni Omoaffettive, proposte da GayLib. Oggi però è scomparsa e come tutti gli oggetti quotidiani una volta spariti corrono il rischio di essere dimenticati.

Si tratta della coppia gay. E scusate se è poco. Quello che è certo è che il cambiamento della strategia politica di Arcigay ogni giorno consegna al movimento omosessuale italiano e all’opinione pubblica sorprese su sorprese che poi comportano un certo disorientamento.

Il primo allarme era suonato in occasione dell’iniziativa di Certi Diritti e della Rete Landford, le quali avevano lanciato l’idea di invitare le coppie dello stesso sesso a ricorrere contro il diniego delle pubblicazioni matrimoniali, con tanto di avvocati che rinunciavano alla parcella: una ventina di coppie in tutta l’Italia, poche, pochissime, e questo anche perché la più grande associazione gay del Paese, che vanta centosettanta mila iscritti (saunisti compresi), se ne è semplicemente disinteressata, anche nel momento in cui la Corte d’Appello di Venezia rinviava alla Corte Costituzionale la patata bollente.

Silenzio assoluto anche in merito alla proposta dei DiDoRe i quali, belli o brutti che siano, rappresentano comunque il tentativo di alcuni esponenti del centrodestra di affrontare l’argomento. E anche qui, scusate se è poco.

La dimostrazione tuttavia che per alcuni, gay, leader del movimento gay, il riconoscimento della coppia omoaffettiva sia divenuto un argomento sovrastrutturale è avvenuta ieri in occasione dell’incontro di alcune, poche, associazioni gay con il presidente della Camera Gianfranco Fini.

Il tema era quello della legge contro l’omofobia e Arcigay aveva esordito auspicando l’approvazione della proposta di legge dell’on. Concia. Aurelio Mancuso, quello che in una sfuriata affermò che “Il movimento gay sono io”, aveva presentato i dati dei casi di violenza contro i gay manifestatisi negli ultimi tempi. Famiglie Arcobaleno ed Agedo erano intervenute spiegando rispettivamente la consistenza dell’omofobia rivolta ai genitori gay ed ai figli omosessuali.

GayLib, che come prova palpabile della discriminazione dovuta all’orientamento affettivo e sessuale era accompagnata dalla poliziotta lesbica Luana Zanaga, aveva sostenuto che per combattere l’omofobia è necessario arrivare alla percezione sociale degli omosessuali quali persone normali e che per far questo bisogna arrivare al riconoscimento della coppia omoaffettiva nei suoi diritti e nei suoi doveri.

Immediato lo stopping di Aurelio Mancuso il quale affermava che non era previsto l’argomento del riconoscimento della coppia gay, essendo prioritaria una legge contro l’omofobia. Perché, si sa, quella volta che si incontra la terza carica dello Stato non si approfitta per mettere tutto sul tavolo e per strappare al presidente della Camera l’interesse alla tematica. Certamente il primo a beneficiare dell’oculata strategia mancusiana è stato lo stesso presidente Fini, il quale non poteva credere alle sue orecchie ed ha quindi potuto parlare di gradualità e soprattutto sottrarsi all’argomento che qualche giorno prima aveva lasciato tutti di stucco:“Fini, alla guida del Pdl progressista, è pronto a dare il proprio sostegno a una legge sulle coppie di fatto” (Il Foglio, 9 mag 09).

Non proprio edificante neppure il tentativo di Mancuso di accreditarsi quale unico e santo interlocutore del movimento gay (siamo alle solite…), dal momento che, in presenza di Fini, aveva detto pomposamente allo sparuto gruppo omosessuale che da lì a poco, lui, e solo lui, avrebbe lasciato dichiarazioni ai giornalisti trepidanti e comunque delusi del fatto che di coppie gay proprio non se ne era parlato.

Certamente è stato importante l’incontro con il presidente Fini, dal momento che ha avuto l’essenziale scopo di informarlo sulla necessità di una legge anti-omofobia. E poi? Perché erano presenti così poche associazioni? Perché non era intervenuta una rappresentanza del mondo transessuale, dal momento che esso rappresenta il primo obiettivo della violenza? Perché nessuno dei presenti ha parlato di transfobia? Mah, mi consolo con il fatto che lo stesso Mancuso, riferendosi alle persecuzioni ad opera dei totalitarismi, ha parlato durante l’incontro con Fini di regime nazista e di regime comunista, tralasciando per la prima volta, dopo anni di interventi dai palchi delle piazze, il fascismo…

E’ curioso, per non dire mastelliano, il tentativo di Mancuso, uomo da sempre di centrosinistra (almeno quando invocava la sua candidatura alle politiche) di accreditarsi con gli esponenti di oggi delle istituzioni: un movimento che, pur essendo sempre stato di sinistra e di estrema sinistra, oggi cerca di farsi voler bene dai nuovi padroni, certamente sempre detestati, tentando di dimostrare che, se non si è di destra, almeno non si è di sinistra.

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