De Simone: il governo tuteli i lavoratori gay

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Titti De Simone, capogruppo di Rifondazione Comunista in commissione Cultura e presidente di Arcilesbica, ha posto un'interrogazione al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Roberto Maroni.

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ROMA – "Quali iniziative il governo ha intrapreso o intende promuovere e intraprendere, per contrastare le cause di discriminazione motivate dall’orientamento o dall’identità sessuale nel mondo del lavoro, in riferimento all’articolo 13 del Trattato di Amsterdam?". È la domanda che Titti De Simone, capogruppo di Rifondazione Comunista in commissione Cultura e presidente di Arcilesbica, ha posto in un’interrogazione al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Roberto Maroni, sottolineando come "le proposte del governo sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori rappresentano, in particolare per coloro che risultano più esposti sul piano della precarietà e delle discriminazioni, il pericolo di un arretramento concreto sul piano delle garanzie e delle tutele".

"Un nuovo caso di discriminazione a danno di due lavoratrici di Castelnuovo don Bosco, in provincia di Asti – ricorda la parlamentare del Prc – ha suscitato nei giorni scorsi la mobilitazione di tutte le organizzazioni omosessuali e transessuali italiane e l’attenzione dei mezzi di informazione. Ma la condizione di lesbiche, gay e transessuali sul posto di lavoro è oggi ancora resa difficile dal pregiudizio e dall’omofobia, come dimostrato dall’attività delle associazioni e del sindacato su questo terreno".

"È anche da denunciare – conclude De Simone – un’assenza in Italia di norme antidiscriminatorie esplicite sulla base dell’orientamento e dell’identità sessuale, rendendo ulteriormente esposti i lavoratori e le lavoratrici omosessuali e transessuali a licenziamenti, lunghi periodi di mobbing, pressioni psicologiche, o da esclusioni nell’offerta di occupazione. Prc ha gia presentanto due pdl sulla materia, ma, finora, non sono state mai discusse. Presenterò nei prossimi giorni una proposta di legge sull’adeguamento del nome all’identità psico-fisica della persona, per introdurre nel nostro ordinamento la possibilità per la persona transgender o transessuale nella fase di transizione, di adeguare il nome all’identità psico-fisica e all’aspetto esteriore".

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