DELITTI E AGGRESSIONI, COME DIFENDERSI

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Roma rosso sangue per l'escalation di violenze nei confronti dei gay: un numero telefonico della Questura per incentivare denunce e segnalazioni. Parla il capo della Squadra Omicidi Bruno...

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Un poliziotto come amico. Potrebbe essere sintetizzata così l’iniziativa lanciata dalla Questura di Roma per far fronte al fenomeno della violenza a danno di omosessuali che sta preoccupantemente dilagando nella capitale. Ricordiamo il caso di Francesco Bertolini, ucciso a sprangate vicino Monte Caprino, e il cui assassino è stato individuato e arrestato dopo poche settimane di indagini. O i casi, ancora aperti del "Monsignore" Francesco Mercanti e, più recentemente, di Benito Giacalone, entrambi trovati morti nel proprio appartamento. Casi che, per essere risolti, necessitano della mobilitazione di tutta la comunità gay.

Per rendere più diretto il contatto con gli omosessuali, il Questore di Roma Giovanni Finazzo, che ha recentemente incontrato Massimo Consoli, leader storico del movimento omosessuale italiano e romano in particolare, ha istituito un numero telefonico, presso il quale è possibile denunciare, con la massima garanzia di riservatezza, tutti gli episodi che sono considerati pericolosi o illegali: il numero è 06.46862284(in alcune mailing list è stato inoltrato un numero differente, da rettificare) e corrisponde alla squadra omicidi della Questura romana. Abbiamo parlato dell’iniziativa, e dei delitti che stanno insanguinando il mondo gay romano, con il capo della squadra omicidi, Bruno Failla, che ci ha risposto con la massima disponibilità.

Dott. Failla, Attraverso questo numero, che tipo di servizio offrite?

Principalmente, desideriamo fare emergere il sommerso. A quel telefono risponderà personale specializzato: non che il 113 non sia in grado di accogliere le richieste e le denunce di un omosessuale, anzi, è specializzato anche a accogliere richieste di questo tipo. Tuttavia, nella storia della sezione omicidi, abbiamo già affrontato problemi di questo tipo, quindi lavorando sul campo abbiamo acquisito delle capacità specifiche nell’azione e nelle relazioni con la comunità omosessuale di Roma. Possiamo garantire che offriamo il massimo della riservatezza, e siamo disposti a recepire qualsiasi tipo di problematica in maniera assolutamente riservata, rispettando ovviamente i limiti della legge italiana. Desideriamo che vengano superate tutte quelle condizioni che portano a non denunciare i fatti, soprattutto fatterelli di natura minore, lesioni subite, piccole rapine: questo forse è più frequente di quello che realmente emerge. In questo modo si punta a ridurre il fenomeno, portandolo al minimo.

Come nasce questa idea del numero telefonico riservato alla comunità gay?

E’ un’esperienza che già avevamo fatto, istituendo un numero verde una decina di anni fa, quando si segnalò un alto numero di omicidi ai danni di gay. Il numero verde fu uno strumento per avere una maggiore collaborazione con la comunità gay, superando la diffidenza che c’era a entrare in un ufficio di Polizia. Ci incontrammo con Massimo Consoli e altre organizzazioni per lanciare nella giusta forma, in maniera assolutamente riservata, il messaggio che la Polizia era interessata a recepire, le segnalazioni di reati che potevano essere commessi ai danni di omosessuali, senza che ci fosse alcuna preclusione o pregiudizio di sorta. La nostra necessità era quella di tutelare l’incolumità fisica e la sicurezza e, nel frattempo, dare alcuni piccoli consigli preventivi. Sulla base di questa esperienza, il Questore ha ritenuto di ripetere questo tipo di intervento.

E’ stata un’esperienza positiva, dunque…

All’epoca fu estremamente positiva, soprattutto perché fu il primo ed effettivo contatto collaborativo tra investigatori e i vari circoli cui fanno capo gli omosessuali di Roma, come l’Arcigay e il circolo Mario Mieli. Il nostro intervento fu molto apprezzato anche da queste istituzioni: volevamo far capire che era sbagliato pensare al poliziotto vecchia maniera, un po’ bacchettone e coi paraocchi. Attualmente ci sono poliziotti che hanno capacità di gestione e di apertura mentale, e nella Polizia non c’è nessuna preclusione.

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E oggi, ci troviamo in una situazione analoga?

Sicuramente non ci troviamo davanti a un fenomeno paragonabile a quello di anni fa, nel senso che numericamente gli episodi delittuosi ai danni di gay sono stati in numero molto minore, molto meno allarmante. Ma anche se il fenomeno è molto ridotto, è comunque meglio prevenire che reprimere: è meglio pensarci prima per trovare subito i modi per impedire al fenomeno di svilupparsi.

A cosa portò l’indagine di allora?

All’epoca le nostre indagini portarono a certa prostituzione maschile di origine extra-comunitaria: occorre anche precisare che fu chiaro, in conseguenza delle indagini di allora, che i moventi che scatenavano gli episodi delittuosi non avevano niente a che fare con una presunta avversione verso i soggetti omosessuali, rendendo infondati i sospetti di quanti pensavano di poter parlare di un serial killer. Si trattava piuttosto di casi di rapine che degeneravano i violenza omicida: alla base del gesto del criminale c’era il desiderio di derubare la vittima, e purtroppo in certi casi accadeva che la rapina degenerasse. Per invitare tutti a denunciare anche gli episodi di rapina ritenuti meno gravi, venne avviata con le varie organizzazioni gay una collaborazione per sensibilizzare tutti gli iscritti in maniera tale che capissero il rischio che correvano, e adottassero piccoli accorgimenti per evitare pericoli.

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