Dentro Arcigay la denuncia: la scelta di Genova non è valida

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Un componente della segreteria nazionale di Arcigay si dimette come forma di protesta per le modalità con cui è stato scelto il capoluogo ligure come sede del Pride...

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Pubblichiamo la lettera di risposta all’editoriale di Alessio De Giorgi andato online lunedì e dal titolo: "Gay Pride, quanti errori cara Arcigay". Ad indirizzare la missiva al direttore di Gay.it è Bert D’Arragon, presidente di Arcigay Toscana e componente della segreteria nazionale di Arcigay.

Caro Alessio!

Ho letto il tuo editoriale di Martedì sul Gay Pride Genova 2009 e – come spesso accade – devo ammettere che la tua analisi è tutt’altro che fuorviante o sbagliata. Ho letto anche la risposta del nostro presidente nazionale Aurelio Mancuso, che ovviamente condivido in gran parte. Ma nonostante questo credo ci sia qualche inesattezza e qualche punto di vista che non condivido in ambedue i testi.

La prima inesattezza sta nel fatto che tu accusi la Segreteria Nazionale di Arcigay di essere verticistica e di prendere decisioni senza coinvolgere nemmeno il Consiglio Nazionale. In realtà, data e luogo del Pride 2009 non erano all’ordine del giorno dell’ultima segreteria nazionale e non c’è stato un voto su questo tema, che pertanto non figura nell’elenco delle decisioni prese. Quindi il lancio del Genova Pride 2009 è avvenuto in modo assai originale e con procedura alquanto inedita. In effetti, secondo me sarebbe stato più corretto se la nostra Segreteria avesse fatto una proposta al nostro Consiglio e poi, forte della decisione condivisa del Consiglio Nazionale, Arcigay a sua volta avesse lanciato una proposta di Pride 2009 al movimento, invece di lanciare direttamente il Pride 2009, completo di luogo e data.

Certo, con le divisioni del movimento, la litigiosità interna e gli interessi che si dividono sui particolarismo (di cui alla stragrande maggioranza tra gay, lesbiche e trans non gliene importa un sega, scusate la caduta stile…) c’era il rischio che nascesse una discussione infinita. Ma basta guardare i giornali e ci ritroviamo lo stesso in mezzo ad una discussione: la destra lancia un sondaggio per sapere se il pride a Genova in quella data è opportuno o meno, la sinistra senza sondare grancchè dichiara che è inopportuna e Bagnasco proferisce con sorriso serafico un pourquois pas?, mentre la prefetto ha già deciso di spostarne la data. Certamente una scelta così improvvisa non è giustificata dai presupposti dell’emergenza, visto che sapevamo già che ci sarebbe stato un Pride 2009 e che avremmo dovuto procedere a deciderne luogo, data e piattaforma. Ma dirò di più: credo che oramai è proprio quella discussione surreale avvenuta sui media che praticamente ci costringe di andare comunque a Genova nel 2009!

Quindi, forse la scelta di Genova, tutto sommato, è quella giusta, come dici anche tu. Temo però che non era altrettanto giusto il metodo per arrivare a quella scelta. Ma, detto questo, non è che si perde tempo a discutere di lana caprina anche sul sito di gay.it?

Per niente, perché proprio a quel metodo è collegato un punto del tuo discorso che non condivido. Tu dici che i Pride dovrebbero essere sempre a Roma. E io non sono d’accordo. I Pride nazionali itineranti sono una cosa importantissima perché portano visibilità, mobilitazione e – finalmente! – della sana e allegra visibilità omosessuale anche nella provincia italiana, al nord, al centro e al sud, non solo nella capitale. La vita della gente si svolge lì, la cultura italiana stessa nasce lì e anche la maggior parte dei problemi delle nostre vite si trovano lì. A Roma ci vedrei bene almeno una volta all’anno un evento più specificatamente politico, ma la nostra grande festa è bene si sposti per l’Italia … a patto però che la scelta dei luoghi venga presa insieme e in un processo che fa parte integrante del dialogo tra le varie componenti del movimento. Aurelio Mancuso dice che i Pride itineranti sono stati molto importanti e proficui quando erano ben preparati e le esperienze per esempio di Torino e Bologna lo confermano in pieno. Ma a mio avviso la buona preparazione comprende anche la condivisione delle scelte, mentre le uscite estemporanee non creano di certo presupposti ottimali.

In quest’anno, non molto allegro per il movimento, il dialogo tra di noi si è purtroppo inasprito, assumendo persino toni incivili e poco costruttivi. A mio avviso questo in origine non è colpa di Arcigay. Ma reputo un nostro errore bruciare ogni dialogo interno ed esterno, perché un’associazione grande come Arcigay dovrebbe prima di tutto garantire la democrazia interna. Poi può certamente pretendere di valere come quel colosso che è, ma possibilmente senza schiacciare con noncuranza gli altri. Credo che la nostra è un’associazione grande che ha il diritto di pesare e di incidere, forse anche più di altre. Ma la prepotenza non mi è mai piaciuta, chiunque la metta in atto…

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