DENTRO IL PORNOGAY

di

Bologna. Viaggio nella maggiore casa di produzione di film hard omosex in Italia. Parla Franco Minnelli, capo dell'azienda: Ecco come i ragazzi italiani arrivano sui set del porno.

CONDIVIDI
0 Condivisioni Facebook Twitter Google WhatsApp
15345 0
15345 0

Clicca mi piace per non perdere nemmeno una notizia.


Clicca qui per la galleria di foto

BOLOGNA. La maggior casa di produzione di porno gay italiana ha sede a Bologna. La All Male Studio (i suoi video sono in vendita anche su Gayshopping.it, clicca qui) ha i suoi uffici in un seminterrato di un lindo condominio vicino al centro.

Un ambiente asettico, bianco, senza neanche un poster oseè, ma con molti raccoglitori e schedari. Padre padrone dell’azienda è Franco Minnelli, un tenero signore di mezza età dallo sconsiderato amore per il cinema d’autore: Pasolini, Ivory. Art director è Stefano, giovane ex regista, che ha abbandonato gli studi televisivi per fare del porno un lavoro a tempo pieno.

«L’Italia è un mondo particolare per chi voglia operare nel porno gay» attacca Franco.

In che senso?

In Italia quello che ci rovina non è il Papa. E’ Giorgio Armani.

Prego?

Tutti i ragazzi belli e con uno straccio di fisico vogliono andare a sfilare per Armani. Cominciano a sedici – diciassette anni a farsi pagare il book dalla mamma. Prima si faceva solo con le ragazze, ora anche con i maschi. Spendono sette o otto milioni in un’agenzia di modelli e a ventidue anni il massimo che hanno combinato è una sfilata in mutande alla fiera della castagna. Magari diventano cubisti, ma arrivano da noi quasi sempre di ritorno da esperienze semi-fallite come modelli.

Tutti?

Con le debite eccezioni. Studenti che lo fanno per piacere, avanzatempo fra un esame e un altro.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:


Commenta l'articolo...