Di nuovo Village!

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Buone notizie dalla manifestazione che riparte domani - gratis fino alle 23 - con una ricca offerta musicale e culturale. Buone speranze per l’anno prossimo e qualche riflessione...

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Le buone notizie stavolta pare siano almeno due: la prima, più immediata e che rassicurerà buona parte dei gay romani (ma non solo), è che il Gay Village domani sera si aprirà ufficialmente, nella nuova sede del Parco del Turismo, all’Eur in via delle Tre Fontane e per l’occasione l’ingresso sarà gratuito fino alle 23. Lo ha dichiarato nella conferenza stampa di questa mattina Imma Battaglia, alla presenza dell’assessore alla cultura della Capitale Umberto Croppi, da lei definito «la persona più disponibile mai incontrata nei tanti anni di rapporti con le istituzioni». Il paradosso è che la manifestazione ha rischiato di saltare (dovendo cambiare sede e agganciarsi in corsa a un’altra che invece aveva già ottenuto il via libera) a causa di un comitato di cittadini capitanato da un assessore di Municipio del Partito Democratico, anche se l’onorevole Anna Paola Concia, unica parlamentare GLBT (dichiarata) e da sempre in prima fila per i nostri diritti, si dichiara «davvero amareggiata nel leggere che mi sarei disinteressata di una manifestazione che, molti anni fa, ho contribuito a ideare e che ho sostenuto e sostengo come ogni altra manifestazione gay, lesbica e transessuale. Ho parlato più volte con Imma Battaglia e ho cercato di capire dalla Sovrintendenza quali fossero i problemi. La disputa è tra il Comune di Roma e la Sovrintendenza e il PD è al di sopra di ogni sospetto visto che, come tutti sanno, non governa più questa nostra città». «Mai imputato nessuna responsabilità alla brava Paola Concia», replica Battaglia.

In ogni caso ogni anno si combatte «una guerra sciocca che paralizza il Paese – è la conclusione di Imma Battaglia  – e che ostacola iniziative ludiche ma anche sociali e culturali come è da anni questa grande manifestazione, che costa un milione e 600mila euro ma di cui solo 60mila provengono dalle casse comunali, destinati in esclusiva al settore culturale. Senza contare le 350 persone che lavorano nella struttura». Proprio il lavoro, sempre secondo Imma Battaglia, «è la carta vincente dei gay: bisogna sapersi mettere in gioco e produrre, creare, sempre però tenendo conto della collettività».

Perché è vero che le tre serate hanno un biglietto (differenziato nei tre giorni – giovedì, venerdì e sabato – della manifestazione) ma è anche vero che dalle 20 alle 21.30 c’è un happy hour con ingresso gratuito e libero accesso al teatro (con una vasta offerta di spettacoli comici e satirici), al cinema (con una selezione storica per un’importante riflessione sui "generi"), alla musica (coi grandi dj di tutto il mondo) e alle presentazioni di libri. La prima delle quali coincide proprio con l’esordio e vede impegnata Annamaria Bernardini De Pace, agguerrita "madrina" presente in sala e convinta che la Costituzione sia dalla nostra parte e sia solo questione di tempo (oltre che di grinta).

L’altra notizia bella, anche se è prematuro darla per scontata vista una realtà nazionale non sempre così rosea, è che l’Assessore si è impegnato anche a trovare una sede stabile per il Village a partire dal prossimo anno. «Un modo per risparmiare soldi che altrimenti vengono buttati ogni anno quando la struttura viene smontata», secondo Imma Battaglia, ma anche per poter lavorare con calma, arricchendo l’offerta, magari bonificando un’area in disuso e garantendo non solo ai gay un importante punto di riferimento.

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In un clima dove la tensione pare aver ceduto il passo al sorriso, non resta allora che approfittarne per rivolgere pubblicamente un appello all’Assessore Croppi, persona intelligente e capace di oltrepassare i minacciosi "paletti" cui siamo tristemente abituati, visto che era presente anche al Pride romano del mese scorso: parliamo della triste situazione in cui versa Monte Caprino, luogo di battuage situato proprio lungo le pendici del Campidoglio, di fianco alla sede del Municipio e a due passi dall’Assessorato.

Indipendentemente dalle sterili polemiche interne all’ambiente gay – divisi tra nostalgici e censori – la chiusura del luogo, avvenuta a inizio anno, manifesta insidiose contraddizioni, visto che non si è trattato di chiusura totale ma parziale. Col risultato che, rimasto aperto un solo cancello, i frequentatori notturni hanno cominciato ad affollare la zona in basso, di fianco alla strada, e per non fare il giro si avventurano spesso in pericolosi scavalchi per passare da una zona all’altra. Senza contare quello che potrebbe succedere se qualche gruppetto di malintenzionati decidesse di bloccare l’unica possibile via di fuga. In tempi come questi (vedi il caso di Napoli) è bene tentare di prevenire.

di Flavio Mazzini

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