DiDoRé, prudenza e furbate

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Rossana Praitano, presidente del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, interviene nel dibattito sui DiDoRé proposti dai ministri Brunetta e Rotondi.

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I ministri Brunetta e Rotondi hanno annunciato di voler lavorare per un testo sulle unioni civili. Le associazioni lgbt e molte personalità della comunità hanno prudentemente rilasciato dichiarazioni attendiste, per evitare di offrire sponde politiche dinanzi ad una proposta che ora ovviamente risulta ignota nei contenuti.

Il Mario Mieli, come del resto Arcigay e molti altri, pur plaudendo lo spunto dei due politici, che del resto già al tempo del centro sinistra si erano dimostrati possibilisti sulla materia, hanno correttamente mostrato interessamento e/o proposto collaborazione, ma senza un testo da vagliare non c’è niente di serio che si possa dire.

Null’altro è possibile per chiunque non voglia essere strumentalizzato, conoscendo perfettamente la complessità politica attuale e la scarsezza di successo di qualsivoglia intervento legislativo su questioni omosessuali e trans. Del resto null’altro è possibile per chiunque sia coerente con il percorso del movimento lgbt degli ultimi anni verso l’obiettivo finale ed ineludibile della "parità, dignità e laicità", pur nel possibile realismo degli eventuali, ma concreti, passi intermedi.

Del resto né Brunetta, né Rotondi sembrano allo stato attuale aver cercato stampelle lesbiche o gay, pur se chiaramente disposti, come qualunque politico, ad accogliere a braccia aperte chiunque nel movimento si offra come più realista del re o al re interessato in quanto tale. Di furbate non se ne sente il bisogno da dovunque provengano, oltre ad essere facilmente individuabili, come è semplice capire. 

Quanto al percorso di differenzazione, intrapreso da Imma Battaglia, rispetto al pur composito movimento lgbt, questo è iniziato ormai da mesi, di preciso sin dall’indomani dell’ultimo risultato elettorale, e non c’è nulla da eccepire, in quanto è ovvio che ci possa essere chi abbia idee, strategie ed interessi diversi. Ma è anche naturale per tutti gli altri sottolineare le incongruenze, quando ci sono, o mostrare la propria netta contrarietà dinanzi a comportamenti che si reputino dannosi per la  comunità, ciascuno con l’eleganza e gli argomenti di cui è capace. Poi chiaramente ognuno e ovunque si forma le proprie opinioni. Rispetto all’incontro che Imma Battaglia ha avuto con Rotondi risulta chiaramente più che legittimo ed anzi è auspicabile ve ne siano ulteriori con qualunque soggettività lgbt ne sia interessata.

Ma proporgli un contratto privatistico è stata un’offerta fuori da qualunque logica tecnica, giuridica e politica, dato che il legislatore deve, se vuole, colmare lacune dell’ordinamento e non essere edotto sulle norme che già esistono e non servono ai bisogni in esame. Come dire: Rotondi sa benissimo, come chiunque mastichi anche solo i rudimenti del diritto, che esistono le scritture private e i relativi ambiti e limiti. Non è questo il punto: esse esistono compiutamente sin da Giustiniano, cioè dal VI secolo dopo Cristo, mutano e si modificano, ma non vanno bene per qualunque cosa. Cioè esistono sin dall’ora, incredibile a dirsi, anche altri istituti giuridici. Del resto l’argomento tipico di chi si oppone a qualunque normativa sulle coppie di fatto e sul matrimonio estendibile ai gay è proprio quello di dire che nel diritto civile c’è già tutto e nulla va cambiato; una cosa falsa e risibile, contraddetta dalla realtà e dagli interventi normativi raggiunti nei vari paesi europei. In fondo è la famosa finta questione, trita e ritrita, palesemente in mala fede,  contro cui il movimento lgbt italiano lotta ormai da sempre, al di là delle formule proposte.

Personalmente ho redatto già da anni una scrittura privata insieme con la mia compagna, come hanno fatto tanti cittadine e cittadini italiani, tutti consci della debolezza dell’atto rispetto a certe necessità o della sua totale inutilità rispetto ad altre. Ed ovviamente ogni seria scrittura privata è stata redatta conoscendo in modo approfondito il codice civile, adattandola al caso specifico e chiedendo quasi sempre un consulto legale o notarile, perché con la vita reale delle persone non si scherza, non ci si improvvisa avvocati "fai da te" e non ci si illude o ci si fa illudere con soluzioni improvvisate .

Si presume quindi che Rotondi e Brunetta dovranno presentare qualcosa di veramente nuovo, utile e non offensivo dell’intelligenza collettiva, altrimenti un’ondata di fischi li sommergerà, simile a quella che colpì la famosa  raccomandata prevista dai Dico del centro sinistra. Così come si presume che il movimento lgbt debba pensare e vigilare, proporre o protestare vistosamente, con coerenza e cognizione di causa, se movimento di libertà e rivendicazione vuole essere, così come deve parlare alla propria comunità con chiarezza e responsabilità. Il resto è accademia, nella migliore delle ipotesi, altrimenti è teatro o peggio ancora connivenza. Sulle unioni civili e non solo.

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