Diritti gay, c’è strategia della Chiesa su tv e giornali?

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Alcuni esempi per capire se esista una strategia mediatica da parte della Chiesa che batte il tasto dell'essere "fuori dall'ordine naturale" dei gay e dal porli come problema...

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Ennesima virulenta campagna contro l’uguaglianza sociale e i pari diritti civili delle persone omosessuali da parte della chiesa cattolica. La tattica adottata è quella di creare una strumentale contrapposizione – che in realtà non esiste – tra la maggioranza eterosessuale e la minoranza omosessuale. Quest’ultima (già opportunamente bollata dal catechismo cattolico come oggettivamente disordinata) viene ritratta con toni foschi e sospettosi da parte di chi vorrebbe far credere che vi sia in giro un nemico subdolo e insidioso dal quale bisogna opportunamente guardarsi.

Ogni qual volta che uno Stato o una Corte di giustizia prendono iniziative che vanno nella direzione di un’uguaglianza reale tra cittadini eterosessuali e cittadini omosessuali la reazione della gerarchia cattolica e delle (tante) voci sui media di cui dispone sono sempre improntate all’allarmismo generalizzato. La Cassazione conferma l’affidamento di un bambino ad una mamma che ora ha una relazione con un’altra donna? L’Avvenire, il quodidiano della Cei, incasella la notizia sotto l’allarmante categoria “Famiglia sotto assedio” . Assedio, un termine prettamente militaresco certamente non scelto a caso ma per creare nei propri lettori una sensazione di pericolo e minaccia.

L’esempio viene dall’alto. Nel presentare il suo discorso in occasione della recente Giornata Mondiale della Pace il capo della Chiesa cattolica papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, ha elaborato il concetto che ogni tentativo di rendere «giuridicamente equivalente» le unioni eterosessuali e le unioni omosessuali sarebbe addirittura «un’offesa contro la verità della persona umana» nonché «una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace».

Toni da guerra civile imminente anche per quanto riguarda la situazione d’Oltralpe. Come noto François Hollande sta mettendo in pratica una delle promesse che aveva fatto quando aveva partecipato alle ultime elezioni presidenziali, vincendole. Il solito Avvenire, annunciando la manifestazione di domenica scorsa contro il progetto di legge del governo francese per l’uguaglianza matrimoniale, informa i propri devoti lettori che i “più intransigenti gruppuscoli favorevoli alla bozza” avrebbero versato sul lungosenna “grandi pozze di un inquietante rosso porpora: vernice che evoca il sangue”. Viene opportunamente posto l’accento su minacce di morte che avrebbe ricevuto Xavier Bongibault, un omosessuale che si oppone all’uguaglianza matrimoniale (nota: e chi lo costringe? Se non si vuole sposare non lo faccia), secondo il quale la maggioranza della comunità omosessuale francese se ne infischierebbe totalmente del progetto di legge mentre vi sarebbe “una minoranza pronta ad usare la violenza”. Per contro, naturalmente, toni distesi, amichevoli e rasserenanti riservati ai partecipanti alla manifestazione anti-uguaglianza francese, descritti come un lodevole “esercito silenzioso di ventenni” attivi sui social network e affiancati da “un altro esercito numericamente indefinibile di chiome argentate o spelacchiate, con il sorriso e la voglia di spiegare come sole armi.”

La strategia di presentare le persone omosessuali, e le loro relazioni affettive, sotto una luce sinistra e maligna può assumere varie forme. Si può farlo in maniera palese dicendo che i gay sono «viziosi, immorali e pervertiti» come ha fatto recentemente l’arcivescovo di Senigallia Fusi Pecci (aggiungendo che «Le relazioni omosessuali sono contrarie al piano di Dio, Queste unioni sono una offesa grave a Dio, alla umanità e in sintesi non è sbagliato affermare che queste rivendicazioni gay siano manifestazioni del demonio per portare disordine e divisione nella nostra società»). In alternativa vi sono anche altri metodi, come quello di tenere vivi vecchi pregiudizi sfruttando la diffusa ignoranza su certi argomenti. Basti citare l’esempio dell’illustre Segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone che nel 2010 affermò che «molti sociologi, molti psichiatri hanno dimostrato che (…) c’è una relazione tra omosessualità e pedofilia» . Dichiarazioni talmente campate per aria che suscitarono molte polemiche e che furono smentite persino dall’associazione degli psichiatri e psicologi cattolici .

L’elenco di esempi come questi potrebbe continuare a lungo. Guardando il quadro complessivo sembra che esista una vera e propria strategia mediatica che da un lato batte continuamente il tasto del presento essere “fuori dall’ordine naturale” della realtà umana omosessuale e dall’altro cerca di creare un clima di sospetto e diffidenza nella maggioranza della popolazione eterosessuale nei confronti della minoranza LGBT, ritratta come destabilizzante e pericolosa per la società.

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Niente di nuovo sotto il sole per la verità. Come fa notare il noto sociologo Danièle Hervieu-Léger in un suo articolo pubblicato da Le Monde “gli argomenti sollevati dalla Chiesa – la fine della civiltà, la perdita di punti di riferimento fondamentali per l’umanità, la minaccia della dissoluzione della cellula familiare, l’indifferenziazione dei generi, ecc. – sono gli stessi che furono sollevati a suo tempo per criticare l’impegno professionale delle donne al di fuori dell’ambito domestico e per lottare contro l’introduzione del divorzio.”

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