DON FRANCO CACCIATO DALLA CHIESA

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Barbero, sacerdote impegnato con gli omosessuali e collaboratore di Gay.it, scomunicato dal Vescovo: "Non può essere ritenuto un prete". L'editoriale di Alessio De Giorgi e un'iniziativa di protesta.

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Il vescovo di Pinerolo, ha emanato ieri sera un comunicato in cui annunciava che don Franco Barbero è fuori dalla "comunione con la Chiesa Cattolica". «Barbero non può essere ritenuto un prete – ha spiegato l’alto prelato – perché non agisce in comunione e in obbedienza al vescovo e alla Chiesa diocesana, tanto che in essa non esercita più alcun ministero pastorale riconosciuto».

Da tempo Barbero porta avanti una visione della realtà ecclesiastica non conforme alla rigida disciplina delle alte gerarchie: il suo impegno nella comunità di base Viottoli, la sua presenza al fianco delle persone omosessuali, il suo tentativo di dare uno spazio nella Chiesa anche a chi non riesce ad accettare il dogmatismo più estremo, gli sono valsi l’ostilità dei suoi superiori, ultimamente accentuatasi in concomitanza con una maggiore visibilità mediatica di don Franco. Nel campo della pastorale delle persone omosessuali, Barbero è stato anche testimone (come lui stesso ha raccontato su Gay.it, clicca qui per l’articolo) di unioni che venivano celebrate dagli amanti davanti a Dio. Anche a questo proposito, ovviamente, è arrivata la censura del Vescovo: «Le sue posizioni in materia morale e le celebrazioni di pseudo-matrimoni a lui attribuiti di persone omosessuali sono in netto e grave contrasto con la dottrina della Chiesa cattolica».

Sono centinaia i ragazzi gay credenti che, leggendo le risposte che don Franco Barbero scrive sulle pagine di Gay.it, si sono sentiti rincuorati, riappacificati con quella Chiesa che non riesce a farli sentire accolti. Oggi, a ennesima dimostrazione della sua posizione di intransigenza, la Chiesa estromette don Franco dalle sue fila.

Riportiamo di seguito l’editoriale di Alessio De Giorgi, direttore di Gay.it e un suo invito a protestare presso la Diocesi di Pinerolo.

Editoriale di Alessio De Giorgi

Non c’è spazio per il dissenso, signori. Le parole di Pier Giorgio Debernardi, in arte vescovo di Pinerolo, sono state molto chiare: Don Barbero, il padre spirituale della comunità di base Viottoli, che benedice le coppie gay e lesbiche, che da vent´anni celebra seconde nozze, collaboratore della rubrica LEO di questa testata, «è fuori dalla comunione con la Chiesa cattolica perché nega la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, la maternità verginale di Maria, il Ministero ordinato e il ruolo del Magistero come guida della Chiesa».

La presa di posizione della diocesi di Pinerolo, dura come non avveniva da anni, è seguita ad un articolo del giornale torinese La Stampa che raccontava dell’opera di Don Barbero a favore delle persone omosessuali e che in particolare ricordava le 35 coppie gay e lesbiche che Don Barbero aveva unito in matrimonio. «Le sue posizioni in materia morale e le celebrazioni di pseudo-matrimoni a lui attribuiti di persone omosessuali sono in netto e grave contrasto con la dottrina della Chiesa cattolica». Risultato: fuori! Con "amarezza e dolore", certo, ma il fuori è senza scampo.

Quanta acqua dovrà passare sotto i ponti prima che la Chiesa Cattolica riveda le sue posizioni? Quanto dissenso dovrà essere fatto fuori? Quante persone omosessuali credenti in un Dio della giustizia e dell’amore, dovranno soffrire prima che lorsignori cambino idea? Quanti "Cristi" come Alfredo Ormando dovranno urlare al mondo che non ce la fanno più, arrivando al gesto disperato di dar fuoco al proprio corpo?

La Chiesa Cattolica in questi anni è riuscita a compiere gesti che ne hanno mutato la fisionomia. Ha chiesto perdono per i crimini compiuti in nome di Dio, ha urlato il suo no disperato alle guerre, si è incamminata – anche se facendo tre passi indietro e cinque avanti – su un percorso di incontro con le altre chiese, ha trovato in Papa Woytila una guida spirituale che difficilmente potrà essere eguagliata, è riuscita a rinnovare un rapporto – anche se molto critico – con le giovani generazioni. In un punto però ha decisamente fallito: nel suo rapporto con la questione omosessuale.

Irrisolto, drammaticamente.

Ne è testimonianza la vicenda del World Pride, che ha dimostrato l’incomprensibile ed ottusa incapacità della Chiesa romana di accogliere i propri fedeli omosessuali nell’anno del Giubileo, nell’anno per eccellenza dedicato all’accoglienza. Ne è testimonianza questa vicenda del nostro collaboratore, cui ovviamente vanno gli abbracci più cari da noi tutti e – immaginiamo – da tutti i nostri lettori.

Che fare? La mia proposta, anzichè mandare fax a ottusi impiegati della Diocesi che cestinerebbero ogni dissenso, come hanno fatto con Don Franco, è insinuare il dubbio nei più giovani, è scavare sotto le fondamenta del palazzo. Scrivete quindi una email di protesta al Centro Giovani Diocesano di Pinerolo (http://www.multimania.com/centrogiovani): la loro email è cegiodipi@virgilio.it, mettete anche in copia Don Franco all’email info@viottoli.it

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