Don Santoro: “Battezzo figli dei gay: bimbi come gli altri”

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Il prete fiorentino delle Piagge spiega perché non c'è niente di strano nel battezzare i figli delle coppie gay: "Sarà festa come per gli altri bimbi".

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Come annunciato dalla coppia gay di Prato appena rientrata dagli States con i due figli neonati, a battezzare i piccoli sarà Don Alessandro Santoro, prete delle Piagge di Firenze, già noto per le sue posizioni decisamente progressiste in tema di coppie gay e non solo.
A confermarlo è stato lo stesso prete in un’intervista rilasciata al sito Giornalettismo.
 “Non c’è nulla da dire – ha commentato don Santoro con estrema naturalezza -. E’ un battesimo di due bambini e basta”.
Del resto non poteva essere diversamente, dato che Luciano e Davide, la coppia in questione, ha già seguito il corso prematrimoniale per coppie gay che don Santoro organizza periodicamente.

“I bambini verranno battezzati nella comunità delle Piagge – ha aggiunto il prete fiorentino -, la data è già fissata. Accolgo ben volentieri il fatto di battezzarli e sarà festa come per tutti gli altri bimbi”.
Come certamente ricorderete, Don Santoro è stato più volte al centro di polemiche innescate dalla parte più tradizionalista della chiesa. Singolare fu il caso della coppia formata da un uomo e un’ex trans ormai donna a tutti gli effetti di cui don Santoro celebrò il matrimonio nella chiesa delle Piagge dopo che i due erano già sposati civilmente da moltissimi anni. Per quella scelta,il parroco venne sospeso per sei mesi.

Più recente la decisione di don Santoro e altri tre ecclesiastici di disobbedire alle direttive della curia e dare l’eucarestia ai gay cattolici.
E sul rapoprto tra i suoi fedeli e l’omosessualità, don Alessandro dice: "“Personalmente nella comunità non ho mai avuto problemi. Basta vivere dentro le situazioni e le realtà e le persone hanno la capacità di superare stereotipi e luoghi comuni. Mentre per chi è figlio di un obbiedenza formale a un sistema religioso, casi spesso ci sono problemi a fare breccia. E’ un mondo un po’ chiuso in se stesso, che continua a non dialogare su questioni che non sono dogmi divini ma processi in evoluzione. Bisogna incontrarsi, confrontarsi, percorrere insieme un cammino, per creare forme reali e vere di una accoglienza a 360 gradi per tutti”.

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