DOPPIA FACCIA DELLA MINISTRA

di

Stefania Prestigiacomo: "No alla discriminazione. Ma questo governo non prevede forme para-matrimoniali per i gay". L'omofobo Paparella sta in commissione, e i gay no. Sarebbero Pari Opportunità?

771 0

ROMA – Recentemente è stata attaccata dall’ArciGay. Dopo aver scelto ed insediata la Commissione, sembrava non voler più avere un dialogo con la comunità omosessuale. Lei è Stefania Prestigiacomo, nata a Siracusa il 16 dicembre 1966, sposata, imprenditrice e, soprattutto, ministro per le Pari Opportunità. La intervistiamo, in esclusiva, per il nostro portale.

Ministro, a dicembre, parlando con Gay.it dava speranze ed impegno verso i gay. Oggi è ancora così o ci sono stati cambiamenti?

Sono un ministro di questa Repubblica. Una delle "ragioni sociali" del mio ministero è la lotta contro tutte, dico tutte le discriminazioni. Il mio personale impegno per contrastare ogni forma di discriminazione che colpisca gli omosessuali è pieno e confermato. Non ci sono stati cambiamenti, né ce ne possono essere.

Quali progetti ha il suo dicastero per difendere i cittadini omosessuali?

Credo che ogni forma di discriminazione che colpisce un essere umano per le sue tendenze sessuali sia inaccettabile. Il mio lavoro di ministro, mi impegna verso una società più tollerante, che faccia delle proprie diversità sessuali un elemento di arricchimento e non una ragione di divisione, o peggio di discriminazione. Per me, gli omosessuali sono cittadini come tutti gli altri che hanno esattamente gli stessi diritti degli altri e questi diritti vanno tutelati per tutti.

Sì, ma qualche Suo collega non la pensa così.

Sono consapevole che vi sono aree di intolleranza che vanno contrastate, in qualunque schieramento politico si trovino.

La Cassazione ha chiesto tutela ed apertura per le coppie di fatto. Il Suo ministero, garantisce questa tutela?

La Cassazione ha indicato che il convivente ha diritto a chiedere il risarcimento del danno subìto. Il caso specifico di cui si è occupata la Suprema Corte riguarda un figlio convivente con i genitori, ma ha esteso la riflessione a tutte le convivenze. Io penso che la decisione della Cassazione vada meditata, perché pone l’accento su un problema reale, che ha molteplici sfaccettature, e che va affrontato.

Sì. Affrontiamo meglio il tema sulle coppie di fatto.

Per quanto riguarda le coppie di fatto, penso che le tematiche delle coppie eterosessuali non vadano omologate. Le coppie eterosessuali scelgono, nella maggioranza dei casi in piena libertà, di non contrarre matrimonio, che è la forma istituzionalizzata di convivenza, tutelata e promossa dalla nostra Costituzione. Credo che ciascuno sia libero di fare le scelte che crede, di non sottoporsi a vincoli ed oneri che dal regime coniugale derivano. Ma, pretendere che le coppie di fatto eterosessuali, abbiano in pratica gli stessi diritti e le stesse tutele delle coppie sposate, mi pare una contraddizione in termini.

Ministro, ma la Cassazione…

Guardi, per me istituzionalizzare la libera convivenza, con un elenco, un registro, qualcosa del genere, sarebbe creare di fatto un matrimonio di serie b: una ipocrisia giuridica! Altro discorso, naturalmente, è porsi problemi come quello di cui ha discusso la Cassazione. Una convivenza, ad esempio, ventennale, credo ponga dei problemi di tipo patrimoniale, di successione, di mutua assistenza, che occorre valutare e definire in modo equilibrato.

Ci sta dicendo di metterci il cuore in pace?

Per quanto riguarda le coppie omosessuali, la questione è diversa, dal momento che non esiste una opzione fra coppia di fatto e matrimonio. Va però detto, chiaramente, che non è nei programmi di questo governo, prevedere forme para-matrimoniali per gli omosessuali. Ma, esistono problematiche serie che derivano dal rapporto di convivenza che, come anche la Cassazione ha sottolineato, valgono per tutte le convivenze, anche fra quelle di due persone dello stesso sesso. E su tali tipo di problematiche la comunità omosessuale richiede opportunamente delle risposte e, credo, abbia diritto ad averle.

Lo Stato deve tutelare le coppie che hanno la stessa affettività di quelle sposate. Ma non può entrare nel mio privato.

Quando la Costituzione indica la famiglia fondata sul matrimonio, come il nucleo fondamentale della società italiana, fissando diritti e doveri, di fatto entra nel privato di tutti gli italiani sposati. La Costituzione, ed in generale tutto il corpus normativo di uno Stato, fotografano anche il complesso dei valori e delle sensibilità di un paese, la sua evoluzione, il suo accettare o meno talune opzioni morali e sociali. Oggi, le coppie omosessuali, non hanno gli stessi diritti delle coppie sposate, ma non hanno nemmeno gli stessi doveri. E non credo sia modificabile la concezione della famiglia, così com’è istituzionalmente intesa e normata.

Magari, uno schieramento politico adeguato può cambiare le cose.

Non si tratta di uno schieramento politico. Prova ne è che nei cinque anni di governo dell’Ulivo, la valutazione è stata identica. Ma le unioni gay, ovviamente, esistono e capisco il disagio di persone che vorrebbero veder riconosciuto il loro legame. Ho grande rispetto per tali situazioni affettive e, ripeto, vi sono aspetti di tali unioni, come quelli su cui si è recentemente soffermata la Cassazione, che vanno affrontati.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...