DROGA E ALCOL: GAY IN PERICOLO?

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Secondo una ricerca americana la comunità omosessuale è ad alto rischio di abuso e dipendenza. Per colpa dell'omofobia.

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Gay a rischio alcolismo e tossicodipendenza: secondo le statistiche, l’alcolismo è una malattia fatale cronica che affligge le vite del 20, 30 % della popolazione omosessuale americana. E il 35% delle lesbiche pare abbia avuto problemi per un uso eccessivo di alcol, mentre per le donne etero la percentuale sul campione preso in esame scende al 5%. Approssimativamente il 30% di gay e lesbiche fanno uso di droghe. Questo mostrerebbe che la comunità omosessuale americana è ad alto rischio in fatto di abuso di alcol e sostanze stupefacenti. Dagli studi della dottoressa Elaine Johnson si deduce che la situazione potrebbe essere abbastanza preoccupante.

Innanzitutto è importante chiarire un concetto: l’omosessualità non causa l’abuso di droghe o alcol. Ma quando gay, lesbiche e bi-transessuali interiorizzano gli atteggiamenti omofobici della società, il risultato può essere devastante. L’avversione della società diviene avversione contro se stessi. Come minoranza, gli omosessuali sono vittima di un’oppressione sistematica e continua, e questo può condurre a sentimenti di alienazione, disperazione, bassa autostima, comportamento autodistruttivo e abuso di sostanze.

Alcuni GLBT ricorrono all’abuso per attenuare la sensazione di diversità, per scaricare il dolore o diminuire le inibizioni riguardo il proprio orientamento sessuale. Per questo, spesso l’abuso inizia nel periodo adolescenziale, quando ci si scopre "diversi" dalla massa che ci circonda, e in molti casi si crede di essere praticamente unici. Circondati da messaggi che dicono quanto l’omosessualità sia sbagliata, malata e maledetta, a volte si comincia a crederlo e spesso bisogna ascoltare tutti i giorni commenti sciocchi o omofobi, mentre si nasconde la propria identità.

La cosa peggiora quando gli stessi commenti arrivano da parenti o amici. Le statistiche continuano con il triste dato che ci informa di come gay e lesbiche siano 7 volte più soggetti a aggressioni rispetto alla media della popolazione. In risposta a tutto questo, molte persone si gettano sull’alcol o sulla droga. Ma non solo: l’omofobia nella società (tranne in quei pochi paesi illuminati stile Olanda) ha limitato le opportunità di GLBT di incontrarsi al sicuro. Per questo è nata la cultura del gay bar. Istituzione seduttiva: se da una parte offre l’opportunità di socializzare senza timore di aggressioni, dall’altra implica quasi l’idea che un incontro debba svolgersi comunque di fronte ad un alcolico, o dove si fa uso di droghe, spesso intensificando la connessione tra l’abuso e la socializzazione.

Il primo passo è il riconoscere che l’abuso è un problema. Questo raramente è facile. Quella che segue è una lista di domande a cui bisognerebbe rispondere:

– Vi irritate quando qualcuno commenta su quanto bevete/usate sostanze?

– Bevete spesso o usate sostanze quando siete soli?

– Avete avuto dei periodi di tempo in cui avete bevuto o usato sostanze che in seguito non ricordavate?

– Avete mai avuto problemi con amici, a scuola, al lavoro o siete stati arrestati in conseguenza al bere o all’abuso di droghe?

– Vi siete mai chiesti se avete un problema di droga o di alcol?

Se pensate di avere un problema, ci sono gruppi di sostegno e associazioni in grado di aiutarvi. Naturalmente in America questi gruppi hanno una sezione per omosessuali. Fino a quando l’Italia non diventerà un paese civile sotto questo punto di vista, provate a rivolgervi ad un circolo gay della vostra città o su Internet: loro dovrebbero essere in grado di consigliarvi almeno qualche professionista gay friendly. Di solito il processo di disintossicazione permette di guarire lavorando su quei sentimenti che sono stati repressi attraverso la sostanza di cui si fa abuso. Spesso si dice che quando si ha un problema di abuso di qualche sostanza, lo sviluppo emotivo si arresta con l’inizio del processo. In quel momento, infatti, si cerca di stordirsi e in qualche modo evitare i conflitti e la realtà. Quando si decide di smettere, quei sentimenti e tutte le emozioni tornano in superficie e possono essere schiaccianti: è per questo che c’è bisogno di qualcuno che sia in grado di offrire un supporto professionale. Spesso, le terapie di gruppo in cui si scopre che ci sono altri che provano i nostri stessi sentimenti e hanno avuto lo stesso percorso, offrono un’inaspettata iniezione di forza e speranza. In ogni caso, è sempre utile ricordare che non è mai troppo tardi per volersi bene.

di Lily Ayo

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