DUE PALLE COSI’…

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Milano, Italian Gay Open di Tennis: ecco i vincitori. Brandirali, assessore allo sport: "Ho appoggiato la manifestazione sportiva contro la mia stessa maggioranza".

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MILANO – Il presidente dell’associazione A.T.Omo, Giulio Palastro ha gli occhi lucidi quando dichiara conclusa la 4a edizione dell’Italian Gay Open di tennis. "Un risultato soddisfacente – dice – in quattro anni abbiamo fatto passi da gigante. Insieme a Giuseppe Lo Presti, Luca Galati e Mauro Gornati abbiamo messo in campo le nostre forze per dieci mesi: oggi ne vediamo i risultati". Al Tennis Club Corvetto di Milano, si sono iscritti 120 atleti provenienti da dieci nazioni che hanno gareggiato tra loro per quattro giorni, formando squadre di doppio e singoli e disputando circa 160 partite. Maurice Bacham, ventenne, vive a Trinidad, ma ha affrontato un lungo viaggio per gareggiare, conoscere nuovi amici e stare accanto al suo compagno italiano. Ne è valsa la pena? "Certo, dice Maurice, gareggiare con altri gay mi da un senso di appartenenza alle lotte per i nostri diritti. Il clima è festaiolo e ritrovarsi vincitori o perdenti davanti ad una birra a sorriderci e scambiarci preziosi consigli, aiuta tutti noi a stare meglio, a capire gli altri, e per me, a stare insieme al mio amore".

Lo sforzo organizzativo ed economico è stato encomiabile per una organizzazione che conta una cinquantina di iscritti, con una sede a Milano, e con molti contatti in Germania, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Belgio. "Ci autotassiamo, spiega ancora Giulio Palastro, chiediamo a chi può di ospitare i nostri amici che vengono da fuori Italia, per la durata del torneo, per fortuna abbiamo il patrocinio del Comune di Milano e quello della Provincia. I campi su cui si disputano gli incontri di torneo, costano circa 5 mila euro. Vorremmo poter affiggere dei manifesti in città per far conoscere meglio l’Italian Gay Open, ma mancano i fondi. Senza contare che noi partecipiamo ad altri incontri di tennis che si tengono a Londra o Amsterdam". Va registrato che è la prima volta che il Comune di Milano, patrocina questo torneo, grazie alla tenacia dell’assessore allo sport Aldo Brandirali e di quello alle Pari Opportunità Tiziana Maiolo. Interrogato da noi, Brandirali risponde: "Non vedevo alcuna difficoltà nel dare il nostro patrocinio, da cattolico credo che manifestazioni civili come queste, possano e debbono essere sostenuta dalla giunta comunale. Per questo ho votato con le opposizioni e contro la mia stessa maggioranza. Il Comune offrirà agli organizzatori coppe e medaglie che verranno assegnati ai vincitori". Chiediamo maggiori lumi alla Maiolo, su questa frattura avvenuta nella seduta consiliare che doveva votare il patrocinio: "An e Lega non ne volevano proprio sapere. Mi sentivo disarmata ed in imbarazzo per i giudizi che venivano da quei banchi. Il leghista Pagliarini, era irritato per quel "gay" messo nel logo; non era contrario a dare il suo voto se avessero messo "Pippo", come una qualsiasi manifestazione sportiva. Pippo si e gay no? Ma in che civiltà viviamo? Noi dobbiamo garantire l’associazionismo e le iniziative in questo Paese, non vietarle". Da parte sua la Provincia di Milano non ha mai fatto mancare il suo logo accanto a quello ufficiale dell’Italian Gay Open, dando una mano sul materiale cartaceo, come i manifesti.

La sede del Tennis Club Corvetto è così rimasta piena di gay per quattro giorni, e la sera dopo cena, tutti a rilassarsi e divertirsi nelle discoteche e club, sponsor del torneo. I partecipanti sono molto giovani, provenienti da quasi tutta Europa e da Trinidad. Si formano gruppetti al bar, per studiare le strategie da adottare in campo; altri seguono ed applaudono i giocatori; qualcuno fa dei plateali inchini, dopo una battuta riuscita e c’è chi gioca con un cappello da cowboy colmo di lustrini rossi e celesti. Per tutti le sacre icone, sono rappresentate dalle campionesse di tennis, come la Navratilova, che hanno voluto dichiarare apertamente la loro omosessualità. Un biondino tedesco che ha avuto un piccolo problema di respirazione, durante un giro di torneo, non rinuncia a scendere in campo dopo una breve pausa e sulle colleghe più famose dice: "Nello sport i coming out sono davvero rari, ma non nel tennis femminile. L’Italian Gay Open e noi tennisti ci sentiamo felici nel praticare uno sport dove molte donne si sono dichiarate omosessuali". Donne, qui a Milano, ce ne sono molto poche e solo una, Silvia, ha gareggiato inserita nei giri maschili. Le chiediamo perché le lesbiche sono assenti: "Ho partecipato sperando di incontrare altre donne. Io amo il tennis e questa mi è sembrata una bella iniziativa, sia per il tennis che per il mondo gay. Mi restano molte perplessità sulla gestione maschile, avendo io stessa una formazione femminile e femminista che non ritrovo nella cultura dei gay. Io voglio dialogare al femminile, senza sessismi e senza la cultura muscolare copiata da molti gay; sono omosessuale e femminista e qui vedo una gestione molto genitale. La loro sessualità è molto maschile, il tennis ci accomuna nella passione verso questo sport, ma su quella che può essere la gestione politica di un movimento, credo ci siano molte differenze che ancora ci separano".

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