E’ guerra per l’eredità di Dalla tra il compagno e i cugini

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"Vivo prigioniero in casa. Mi hanno tolto le chiavi" accusa Marco Alemanno. Il compagno di Lucio Dalla, per cui molti invocarono il diritto alla privacy, oggi denuncia il...

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Ora che si comincia a parlare di soldi, patrimonio immobiliare, diritti d’autore la relazione tra Marco Alemanno e Lucio Dalla è diventata di dominio pubblico. Accantonate tutte le presunte remore sulla privacy e le teorie sulla fidanzata, anche i giornali e "parti coinvolte" parlano apertamente di "compagno" e si discute di cosa spetta a chi. Al momento, l’unica cosa certa sembra che proprio ciò che interessava di più a Dalla, la fondazione che avrebbe dovuto fare da talent scout, non si farà.

Marco Alemanno ha affidato al Corriere della Sera la sua disperazione per una situazione che, senza una legge che tuteli che coppie gay e senza un testamento, appare più complessa di quanto si potesse pensare. Da una parte c’è lui, Alemanno, che continua a vivere nella casa che condivideva con Dalla e dall’altra parte ci sono i cugini del cantante. In mezzo il tribunale e, secondo Il Fatto, anche altri presunti pretendenti tra cui Ron e Gaetano Cureri, il cantante degli Stadio.

«Sono prigioniero nella mia casa – ha raccontato Alemanno al Corriere – se devo andare in un altro spazio della proprietà, dove ci sono i miei oggetti o le opere d’arte che Lucio mi ha regalato, deve esserci un testimone, attento chissà che non rubi nulla. Mi hanno tolto le chiavi, hanno cambiato le serrature. C’è un curatore, che sta in mezzo tra me e i cugini». «Fui obbligato a fare un inventario – dice ancora Alemanno secondo Libero -, perfino sul mio computer. I parenti quel giorno presero a darmi del lei, mi chiamavano per cognome. Quando cominciarono a discutere su una lampada, andai su tutte le furie. Poi ci fu mio padre che risultava assunto come custode della casa alle Tremiti. Anche da questo fatto è nata una questione». «La notte, quando provo a dormire – conclude l’attore – apro un cassetto con i suoi oggetti per poter sentire ancora il suo profumo. Ma di questo a loro forse non importa».

Sulla fondazione, poi, le idee sono discordanti. Secondo i parenti di Dalla, dovrebbe essere «un centro di attività, concerti, mostre, teatro, registrazioni e altro», mentre Alemanno rivela che il cantautore avrebbe voluto «concentrarsi su una delle sue passioni: il talent scout. Voleva individuare nuovi talenti, musicisti o pittori, in collegamento con l’università».

Il Corriere ha sentito anche l’avvocato di Dalla Eugenio D’Andrea, per avere da lui un parere da giurista visto che di questioni legali si tratta. «Non posso prescindere dagli aspetti formali e giuridici — dice D’Andrea —, quello che leggo riguarda la sfera personale di Lucio peraltro da me mai affrontata con lui in oltre 20 anni. È innegabile che Marco era l’interlocutore preferenziale per Lucio per tutte le scelte e le decisioni artistiche. È innegabile altresì che giuridicamente gli eredi sono gli unici aventi diritto sull’eredità di Lucio. Continuo a sostenere quindi che è auspicabile che si trovino intese tra le parti per portare avanti un bel progetto dove ognuno abbia modo di fare la sua parte, perché con la contrapposizione non si arriva ad alcun risultato». 

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