Ecco perchè voterò Matteo Renzi

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Il massimalismo fino ad oggi ha perso. E chi dovrà allearsi con l'UDC non potrà darci le leggi che chiediamo. Nel programma di Renzi le soluzioni pensate per...

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Ho conosciuto Matteo Renzi più di un anno fa. Già la modalità con cui

iniziammo a interloquire la dice lunga sulla straordinaria "normalità" del personaggio: la chat di Facebook. Da lì, nell’ottobre scorso, partì un invito a pranzo insieme a Giuliano Gasparotti, fiorentino  presidente delle Officine Democratiche, gay dichiarato: "partiamo dall’ABC – ci disse Matteo – voglio capire meglio il vostro mondo e le vostre richieste". Un mese dopo mi chiese di intervenire alla Leopolda per lanciare l’idea che insieme avevamo sviluppato, e cioè quella della "civil partnership" all’inglese come metodo migliore per risolvere una volta per tutte il problema del mancato riconoscimento nel nostro paese di diritti alle coppie omosessuali e per permettere al nostro paese di avvicinarsi all’obiettivo finale del matrimonio. Da lì, la storia è più nota: la sua candidatura alle primarie del centro-sinistra, l’adesione degli amici Ivan Scalfarotto e Cristiana Alicata, la prima bozza del programma (manchevole sotto alcuni punti), l’incontro emozionante e vero di Matteo con le Famiglie Arcobaleno la settimana scorsa ed infine il programma definitivo, che è stato licenziato qualche giorno fa.

Io di "soloni" di centrosinistra ne ho conosciuti molti in questi anni. Persone all’apparenza disponibili, pronte ad accogliere e sposare le tue richieste, ma che in realtà in quanto a umanità, "normalità", capacità di ascolto e adesione erano e sono all’anno zero. Con alcuni di questi sono stato pure a cena. Ne ricordo una cena allucinante – tra le peggiori della mia vita, credo – con Massimo D’Alema: a tavola io e la leader toscana delle e dei transessuali, Regina Satariano, entrambi disperati perché avevamo di fronte una persona che non esprimeva il minimo di umanità, che non faceva nessuna domanda alle persone che aveva di fronte, ma che dissertava amabilmente (e saccentemente) di cene di ambasciatori e di strategie internazionali. Un incubo. Da queste esperienze ho imparato una cosa: mai fermarsi all’apparenza, ma preferire persone normali, curiose, attente, pronte a correggere i propri errori e a riconoscere la propria "ignoranza". Pronte a cambiare idea, insomma, che rimane uno dei principali indizi di intelligenza.

Piaccia o non piaccia, Matteo Renzi è così. È certamente uno

straordinario comunicatore, un istrione in qualche modo, ma è anche una persona normale, che ha voluto e saputo ascoltare, farsi una propria idea e affrontarla con coraggio, nonostante il suo background cattolico e da capo scout. È innanzitutto per questo suo approccio "reale" che domenica voterò convinto Matteo Renzi. Per questo e per le idee che abbiamo condiviso con lui in questi mesi.

Il matrimonio è certamente non "un" ma L‘obiettivo da perseguire: la parità formale di diritti è un principio per il quale ha senso battersi una vita. Ma siamo in Italia ed è inutile nascondersi dietro un dito: siamo così sicuri che il trucco per ottenere 80 sia sempre e solo chiedere ostinatamente 100, quando questo paese non è riuscito in quindici anni di governi di centrosinistra e centrodestra ad approvare uno straccio di legge che dia qualche diritto alle nostre coppie o che combatta discriminazioni e violenza omofobica e transfobica? E’ per questo che l’approccio inglese e tedesco alla questione – con la soluzione delle "civil partnership" – mi ha convinto: una piena "equiparazione" sostanziale, come Renzi stesso ha sottolineato con grande chiarezza nel dibattito su Sky, in attesa di avere la piena equiparazione formale. Possiamo accontentarci? Se non vogliamo solo fare battaglie di principcio ma vogliamo risolvere i problemi reali e quotidiani delle persone, delle nostre coppie, io credo di sì.

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Sugli altri temi credo che le dichiarazioni di Renzi siano sufficienti a dire che ci siamo. Adozione disgiunta per le famiglie arcobaleno (ad esempio la mamma non biologica di un figlio nato in una coppia lesbica può adottare la figlia della sua compagna), campagne informative specie nelle scuole per l’accettazione di ogni differenza e leggi contro la violenza omofobica e transfobica (tanto più attuali dopo la terribile vicenda del quindicenne romano suicida). C’è tutto, o quasi tutto, quel che chiede il movimento lgbt italiano.

Ma saranno promesse di marinaio? E se e quando salirà al governo, come potrà Renzi far passare tutto questo in una alleanza con, ad esempio, i cattolici dell’UDC? Che non siano le solite promesse ce lo dice

la sua storia e il suo carattere. Renzi non è uno che promette tutto: ha detto svariati "no" in tanti settori, rinunciando ad avere qualche voto in più pur di mantenersi coerente. Pensate alle sue idee in tema di lavoro: le sue proposte non sono le solite della sinistra tradizionale, quella iper garantista, quella che difende il feticcio dell’articolo 18 e non sa mettere nulla in discussione. I suoi sì sono reali quanto i suoi no: poteva in fondo promettere matrimonio e adozioni, come ha fatto Nichi Vendola (lo stesso che alle Iene dichiarava un anno fa che era contrario), ma non è stato così, dimostrando coerenza e concretezza. E a differenza di Bersani, Renzi non aveva le Bindi e i Fioroni al suo interno, anzi, vi posso assicurare che nel suo entourage l’ambiente che abbiamo trovato a Firenze era assolutamente gay friendly e disponibilissimo.

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