EGITTO: 23 CONDANNATI

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Processo antigay: pene da 1 a 5 anni di carcere

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23 uomini, da sei mesi in prigione, sono stati giudicati colpevoli nel processo contro 52 cittadini egiziani arrestati nel mese di maggio durante una festa su un barcone ancorato sul Nilo, nella quale, stando alle accuse, si sarebbero svolti rapporti omosessuali.

La corte, il cui verdetto è inappellabile, ha emesso sentenze che vanno da uno a cinque anni di prigione. Altri 29 uomini sono stati scagionati ma dal momento che i loro nomi e luoghi di lavoro sono stati resi pubblici dalla stampa egiziana, non hanno molte speranze di tornare a una vita normale.

"Anche gli altri 23 uomini sono innocenti – scrive gayegypt.com – Il loro unico crimine era il loro sospetto orientamento sessuale. Ma sono stati accusati dalla corte di sicurezza dello Stato determinata a dare un esempio durissimo a ogni gay che possa lontanamente pensare di dichiarare la propria omosessualità".

Condanne a 2 anni di carcere per comportamento immorale, sono state comminate a 20 degli accusati; uno è stato condannato a un anno di carcere, e uno atre. Sherif Farahat, ex-ingegnere della IBM e artista dilettante, considerato il capo del gruppo, è stato condannato a cinque anni di lavori forzati. I suoi diari privati e scritti vari hanno assurto involontariamente gli onori della cronaca grazie alla stampa egiziana, che li ha liberamente divulgati.

Molte associazioni gay nel mondo avevano espresso tutto il loro preoccupazione per il processo: molte hanno sollecitato la comunità gay a boicottare l’Egitto e a escluderlo dalle mete trattate da tutti i tour operator indirizzati al mondo gay. Gay.it ha raccolto più di mille adesioni alla petizione online che è stata indirizzata al ministro degli esteri Ruggiero e all’ambasciatore italiano al Cairo, Mario Sica.

I due destinatari avevano risposto alla sollecitazione indirizzatagli dai nostri lettori, assicurando l’impegno italiano presso le autorità egiziane.

Alessio De Giorgi, direttore di Gay.it, in un comunicato odierno dichiara che "La comunità gay internazionale è sconvolta dalle notizie che arrivano dal Cairo. E’ davvero inconcepibile che un paese ove tutto ciò può accadere osi dichiararsi civile e democratico".

"Invitiamo tutti i cittadini italiani, indipendentemente al loro orientamento sessuale, a unirsi a noi in una campagna di esplicito boicottaggio dell’Egitto iniziando da uno dei settori più attivi dell’economia egiziana, il turismo – conclude De Giorgi – I tour operator per gay e lesbiche è da tempo che ormai hanno tolto l’Egitto dalle loro destinazioni: chi è solidale con noi, chi ha a cuore i diritti fondamentali di libertà e di cittadinanza dell’individuo è bene che faccia altrettanto".

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