Egitto: processo gay, tutto da rifare

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Doveva ricominciare oggi il processo contro 50 presunti omosessuali accusati di "depravazione abituale" annullato per incompetenza dell'organo giudicante, ma il presidente della Corte si è ritirato.

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IL CAIRO – Poichè era lo stesso della Corte speciale che aveva emesso la prima sentenza, annullata per incompetenza dell’organo giudicante, il presidente della Corte ordinaria egiziana che avrebbe dovuto cominciare oggi un nuovo processo contro 50 presunti omosessuali accusati di "depravazione abituale" si è ritirato ed ha rimesso gli atti alla Corte d’appello.

Il magistrato ha rilevato autonomamente il possibile conflitto tra la prima sentenza, con la quale l’Alta Corte per la sicurezza dello Stato che presiedeva aveva condannato a un anno di reclusione 23 dei 50 imputati, assolvendo gli altri 27, e quella di un nuovo processo che avrebbero dovuto dirigere.

Insieme con i 50 l’Alta Corte per la sicurezza dello Stato aveva condannato altri due imputati, ritenuti gli organizzatori del gruppo, che avrebbe "offeso e disprezzato la religione" utilizzando per i propri interessi i testi coranici, a cinque e tre anni di reclusione. Queste due condanne sono state confermate dal governatore militare, che ha invece respinto le sentenze per gli altri 50.

La vicenda è conosciuta come ‘il caso della Queen’s Boat’, un barcone adibito a discoteca sul Nilo, nel quale parte dei 50 furono arrestati nel maggio 2001 dalla polizia, che accusò il gruppo di dedicarsi a pratiche contro la morale.

L’omosessualità non è considerata un reato dalla legge egiziana, che quindi non prevede pene specifiche.

In un comunicato diffuso oggi Amnesty International ripete la sollecitazione al governo egiziano a rimettere immediatamente in libertà, senza condizioni, chiunque sia imprigionato in base ai suoi orientamenti sessuali e riferisce di episodi di tortura e maltrattamenti a danno di alcuni dei 50 imputati.

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