ELECTION GAY

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Vive la difference! A Parigi le elezioni sono sempre più arcobaleno, Roma resta grigia. La Francia candida i gay in gran numero, l'Italia discute su uno solo, e...

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PARIGI – Le elezioni parigine sono gay. Quelle italiane no. Ne abbiamo le prove. I politici francesi, a differenza di quelli italiani, si sono accorti che i gay non solo esistono ma addirittura votano. "Ah, mon Dieu, quelle horreur!". Sono corsi ai ripari. In vista delle municipali dell’11 e 18 marzo i più corteggiati sono proprio i gay. O meglio, l’elettorato gay, che rappresenta nella capitale francese, secondo le stime che i politici si sono trovati fra le mani, il 10 per cento della popolazione. Un dieci per cento spesso ben ancorato a sinistra ma che, proprio per questo, fa ancora più gola alla destra. Che sembra aver pensato che ogni voto sicuro strappato, anche a borsettate, ai concorrenti vale doppio. Uno in meno a loro e uno in più a noi. Cioè due. La matematica non è un’opinione.

Via con le prove. E le controprove. Andata su Parigi che va a nozze con i gay e Ritorno su Roma che polemizza sulla loro esistenza.

Antipasto goliardico alla francese: trans in salsa di gay dichiarati, con spruzzata di gay friendly (freschi e surgelati); oppure, a scelta, piacente hard barebacker avvelenato da militanti antiAids; o ancora, Madame H di "Omosessualità e Borghesia" (leggi pezzo che la riguarda) in salmì di lesbiche a gogo; o infine, sindaco omofobo in cerca di voti sadomaso.

Dessert soporifero all’italiana: l’Albertina (lo ha detto Bossi), e allora anche la Bossa, la Berluscona, la Fina, la Casina, la Rutella, la Grillina, la Buttigliona, la Mastella (notato?), la Sodana, la Nina, la Pinta e la Santa Maria.

Prova 1. Il gay. Se i parigini non mentono ai sondaggi il prossimo sindaco di Parigi sarà Bertrand Delanoë, 51 anni, socialista, gay dichiarato, grande passione politica e modi educati. (Vedi articolo su di lui)

Controprova 1. Delanoë sarà il primo sindaco di una grande capitale economica o politica in Europa apertamente gay. Altri sindaci, anche italiani, si sono ben guardati dall’esprimersi sulla loro sessualità. Ci sarà ben stato un gay nella storia dei sindaci d’Italia…

Prova 2. La trans. È Camille Cabral, candidata dai Verdi. Appena nominata ha freddato tutti: "Non intendo essere una candidatura di bandiera per attirare consensi o simpatie. Voglio fare politica".

Controprova 2. In Italia si sta a discutere per mesi sull’opportunità di candidare nelle liste dei Democratici di Sinistra un gay dichiarato, militante e fondatore di Arcigay come Franco Grillini.

Il coraggio è tutta un’altra cosa.

Prova 3. I gay e i simpatizzanti (freschi e surgelati). Ce ne sono di veri e di finti. La destra ne ha inseriti vari nelle sue liste. Jean Luc Romero, gay, gollista, alla fine ha mollato dicendo "Non voglio essere il finocchio di servizio", Vincent Roger, presente alle due ultime gay pride, ma dichiaratosi "etero" è candidato. Ve ne sono altri. La sinistra se ne fa un vanto: Dominique Bertinotti, gay-friendly, guida la lista socialista nel Marais, il quartiere gay; Michela Frigiolini, militante lesbica e del Partito Comunista è candidata nella terza circoscrizione, Christophe Girard, presidente del Festival di Film Gay e Lesbici di Parigi è il joker gay dei verdi nel Marais. Ve ne sono molti altri anche qui…

Controprova 3. In Italia i simpatizzanti dei gay si contano sulle dita di una mano: Bertinotti, la Bonino, Manconi, la Bellillo, Pecoraro Scanio. Cinque.

Non tirate fuori l’altra mano che non serve. Saranno tutti candidati. Si spera.

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Prova 4. Hard barebaker e militanti antiAids. È Guillaume Dustan, gay, scrittore e direttore di una collana gay chez Balland. Non ha nessuna possibilità di essere eletto ma approfitta della vetrina delle elezioni per esporre le sue belle idee: scopate senza preservativo, liberate il vostro sesso dal lattice, i sieropositivi scopino fra loro e i sieronegativi facciano come gli pare.

Si scontra regolarmente con Madame H (nella foto) e i militanti antiAids di ActUp Paris presenti in massa nel suo stesso partito gay "Les Mauves" (il colore Malva della bandiera gay).

Controprova 4. Di fare un partito di gay in Italia nemmeno se ne parla. Comunque ce ne sono talmente tanti in politica… Di partiti, ovviamente. Tutti o quasi poco a favore dei gay… Masochisti? Vi diamo delle indicazioni sulle aree degli omofobi o degli imbarazzati: Casa della libertà al gran completo, Cattolici di sinistra, tentennamenti diessini e rutelleschi.

Prova 5. Siamo tutti gay. Non è il titolo de "Il Manifesto" nel giorno della World Gay Pride a Roma. Potrebbe essere lo slogan di campagna di ogni candidato sindaco a Parigi che abbia qualche possibilità di riuscire a passare il primo turno. Oltre al socialista Delanoë, hanno leccato l’elettorato gay anche il verde (che governerà con i socialisti) Yves Contassot, il gollista Philippe Seguin, e il sindaco antiPacs uscente, anche lui gollista e ricandidato, Jean Tiberi.

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