ELEZIONI AMERICANE A PROVA DI GAY

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La questione omosessuale è un terreno importantissimo per la partita della presidenza Usa: lo dimostra il dibattito sulla Cnn fra il democratico Lieberman e il reppubblicano Cheney. Il...

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NEW YORK – Le relazioni gay sono andate in onda sulla CNN, nel primo dibattito televisivo tra i due candidati alla Vicepresidenza. Il Democratico Joseph I. Lieberman e il Repubblicano Dick Cheney si sono confrontati per 90 minuti trasmessi in diretta in tutto il paese. Tra le altre domande, il moderatore della CNN Bernard Shaw ha chiesto: “Dovrebbe un uomo che ama un uomo e una donna che ama una donna avere tutti – tutti – i diritti costituzionali che hanno tutti i cittadini americani?”.

Il candidato Democratico Joseph I. Lieberman ha articolato la sua risposta attraverso una serie di riflessioni che bene descrivono la politica del Partito Democratico dell’era Clinton. Dopo aver ricordato che gli Stati Uniti sono fondati sulla promessa alla Vita, alla Libertà e alla ricerca della Felicità (Dichiarazione di Indipendenza 4 luglio 1776 – ndr) e che questa promessa è continuamente estesa per includere un numero sempre maggiore di persone, il candidato Democratico alla Vicepresidenza ha aggiunto: “… nel nostro tempo la frontiera di questo sforzo è estendere questi generi di diritti ai gay e alle lesbiche americani che sono cittadini di questo paese e figli dello stesso imponente Dio come il resto di noi”. Lieberman non ha nascosto che sul piano teorico il riconoscimento di questi diritti non è di facile soluzione perché si confronta con la nozione tradizionale di matrimonio e di famiglia eterosessuale. Ma ha subito aggiunto, con la tipica filosofia pragmatica americana, di avere amici che hanno relazioni gay e lesbiche i quali gli hanno posto questa domanda: “Non è ingiusto nergarci stessi diritti legali all’eredità, per visitare e assistere il partner malato, ai benefici per l’assistenza sanitaria?”.

Il candidato Repubblicano Dick Cheney – la cui figlia lesbica Mary ha abbracciato il padre alla fine del dibattito – senza menzionare la parola “gay” o “lesbica” ha affermato che ognuno dovrebbe poter scegliere il tipo di relazione che vuole senza che questo sia materia di regolamentazione o proibizione. Ha poi aggiunto che non vede necessità di intervento federale in questa materia, sottolineando come i singoli Stati adotteranno soluzioni differenti e valutando ciò come appropriato. Dick Cheney ha cercato probabilmente di conciliare i suoi sentimenti di padre con la politica a dir poco ostile del suo partito nei confronti di gay e lesbiche.

BREVE RITRATTO DEI DUE CONTENDENTI

Joseph I. Lieberman

Senatore del Connecticut ed ebreo ortodosso è la grande star di questa campagna presidenziale. Da sempre su posizioni liberal nei diritti civili (da giovane studente a Yale andò nel “profondo Sud” della segregazione razziale per aiutare i neri di quegli stati a registrarsi per esercitare il diritto di voto) è tra i fondatori del Nuovo Partito Democratico, una specie di corrente che all’interno del Partito Democratico è liberal nei diritti civili e su posizioni liberali e moderate in economia. Fu l’unico membro Democratico del Congresso a prendere la parola contro il suo vecchio amico di partito Bill Clinton nell’affaire Lewinsky. Rispettato da Repubblicani e Democratici è stato l’asso nella manica di Al Gore e se l’attuale Vicepresidente riuscirà a sedere sulla poltrona di Bill Clinton lo dovrà in buonissima parte a Joseph I. Lieberman.

Dick Cheney

Segretario alla Difesa ai tempi della presidenza Bush Sr. si è accaparrato un posto di primissimo piano in una delle piú potenti società petrolifere del Texas grazie ai legami che aveva allacciato ai tempi della guerra del Golfo. Da sempre su posizioni estreme della destra repubblicana (fu uno dei tre Membri del Congresso a votare contro una deliberazione per il rilascio del futuro Nobel per la Pace Nelson Mandela quando questi era ancora nelle prigioni del Sud Africa) è una delle persone piú vicine e fidate al clan Bush. Da molti commentatori è stato descritto come il “tutore” che avrà il compito di guidare l’attuale Governatore del Texas George W. Bush se gli americani lo sceglieranno come prossimo presidente degli Stati Uniti.

di Gabriele Zamparini – da New York

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