Emilia Romagna: niente UDC alle Pari Opportunità

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Silurata una ttimo prima che prendesse possesso della poltrona della presidenza della commissione Silvia Noè, la cognata di Casini contro la quale si erano schierati associazioni e sinistra.

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La mobilitazione nata alla notizia della possibile presidenza UDC della commissione Pari Opportunità della Regione Emilia Romagna ha funzionato. Silvia Noè, unica consigliera del partito di Casini, nonché sua cognata, non ce l’ha fatta. Nonostante la sua candidatura fosse inizialmente appoggiata perfino dal presidente della Regione, il democratico Vasco Errani, per sperimentare su suggerimento di Bersani in persona una potenziale alleanza con l’UDC in vista di elezioni politiche, a ricoprire la carica di presidente della commissione sarà Roberta Mori, del Pd, che qualcuno definisce "l’anti-UDC". Ex sindaco di Castelnovo di Sotto, Roberta Mori ha sottolineato come il percorso che ha portato alla creazione della commissione punti alla «realizzazione concreta di un’uguaglianza sostanziale tra donne e uomini e un’effettiva parità dei diritti delle persone».

La candidatura della Noè aveva suscitato non poca indignazione e preoccupazione per le posizioni più volte espresse dalla consigliera in tema di famiglia, aborto, gay  e unioni civili. «Non sono interessata ad alcun tipo di discussione che possa portare alla manipolazione genetica del concetto costituzionale di famiglia» aveva detto a proposito di unioni civili, mentre aveva definito il Pride «una manifestazione che nella sua ostentazione finisce sempre con l’ essere oltraggiosa nei confronti dei cittadini e di chi vuol vivere normalmente la propria identità sessuale». Più volte, poi, si era pronunciata contro la pillola del giorno dopo.

E all’indomani del voto dell’UDC a favore delle pregiudiziali di costituzionalità che ha perfino impedito che si discutesse il testo della legge contro l’omofobia, che una delle roccaforti del Pd scegliesse una rappresentante di quel partito per la commissione Pari Opportunità sarebbe stato un rospo davvero troppo grosso da mandare giù perfino per lo stesso Pd, per non parlare degli attuali alleati e delle associazioni lgbt emiliano-romagnole.

Non sappiamo quanto questo abbia influito sulla scelta bolognese, ma di sicuro hanno influito glialleati e la mobilitazione delle associazioni disposte a non cedere sul fronte della laicità.

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