EMILY E SUSAN

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Al teatro fabbricone di Prato "la donan di pietra": la regista Minica Conti racconta l'amore fra Emily Dickinson e la cognata Susan Gilbert

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L’amore fra una poetessa e la sua migliore amica. Lo spettacolo si dipinge a quadri: Ogni quadro una stagione, di natura e di vita. Il palcoscenico ricostruisce il giardino, le pareti della casa di Amherst, e si muove con assi che si alzano a mostrare sotterranei, corsi d’acqua nascosti in cui si bagna sensuale la protagonista. I quadri scandiscono la vita di due donne, dalla gioia dei giochi di ragazze fino alle scelte che le separano e ai lutti terribili che le riavvicinano nuovamente. Sopra tutto, ad unire vita e natura, la poesia. Perché le due donne, protagoniste dello spettacolo di Monica Conti “La donna di pietra”, al Fabbricone di Prato fino al 20 aprile, sono Emily Dickinson e Susan Gilbert, la grande poetessa che nella seconda metà dell’Ottocento capì di essere lontana dal suo tempo e si chiuse nella sua stanza, e la sua amica e futura cognata, con la quale intrecciò una relazione amorosa che si protrasse almeno fino al matrimonio di Susan con Austin, fratello di Emily. I testi dello spettacolo, firmati da Monica Conti, si basano sulla sterminata produzione epistolare di Emily Dickinson, e sulle sue poesie, talvolta riportando interi brani di lettere e versi. Ma lo spettacolo trae la sua forza soprattutto dall’immagine che propone: in linea con le ultime ricerche biografiche (vedi il libro di Barbara Lanati “L’alfabeto dell’estasi”, Feltrinelli), Emily Dickinson si libera degli stucchevoli romanticismi che l’avevano imprigionata nel ruolo della romantica zitella, poetessa pazza ma bruttina e assetata d’amore, e si rivela invece come donna forte e volitiva, passionale e sensuale, piena di fascino e ben consapevole di sé, che rifiuta ruoli e convenzioni e trova un perfetto spazio di libertà proprio distaccandosi da un mondo che non le appartiene e al quale non vuole appartenere. Dal chiuso della sua stanza, osserverà tutto con una lucidità che Susan non avrà mai.

Monica Conti fa dire ad Emily: “La libertà è gioia anche quando non la si può usare”. E a Susan, una volta madre e moglie: “Sono sempre più rari i momenti in cui sono felice”. Fra le due amiche-amanti, è Susan che non accetta il dolore.

Da segnalare la bravura delle interpreti (Bruna Rossi è perfetta nel ruolo di Emily e Maria Ariis rende efficacemente una Susan infantile anche da adulta), e la fedeltà all’arte e alla vicenda di una poetessa che, non si capisce perché, non viene mai nominata né sulla scena né in cartellone.

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