ESCLUSIVO: “Perché ho lasciato Beppe Convertini”

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Parla Giovanni Cavarretta, l'ex compagno dell'attore. Perché la scelta di fare outing, le lacrime versate, gli impegni di lavoro messo prima dell'amore. E quella strana storia con Sara...

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Iniziamo dagli aspetti più fastidiosi, quelli giudiziari. Hai avuto conseguenze legali dopo la lettera in cui hai rivelato la tua storia con Convertini?

No, nessuna. Ho ricevuto una raccomandata che non ho accettato perché sapevo di cosa si trattava.

E cioè?

Si trattava sicuramente di una diffida. La stessa che avete ricevuto voi.

Hai paura?

Assolutamente no perché tutto quello che ho raccontato e che dirò corrisponde alla verità.

Non pensi di aver violato la privacy di Beppe Convertini con il suo outing?

La sua privacy l’ha violata lui stesso facendosi fotografare con tutte quelle ragazze. Io ho solo chiesto che smettesse quella pantomima per rispetto nei miei confronti. Ho aspettato con pazienza ma nulla da fare.

Dove vi siete conosciuti?

A Milano, ad una festa per una sfilata di moda. In realtà l’avevo già notato in televisione e avevo intuito che era una persona che si lasciava prendere molto dagli impegni lavorativi. Poi la svolta.

Nelle foto che ci hai spedito si vede che eravate una coppia felice, come tante. La storia è durata 5 anni, come racconti. A un certo punto qualcosa non ti è andato più bene. Cosa in particolare?

Vedi, Beppe mi ha sempre raccontato molte bugie. Pur di presenziare agli impegni di lavoro mi trascurava, sono rimasto solo molte volte nonostante fossero già programmati i nostri appuntamenti di coppia da tempo, alberghi prenotati e così via. Ho sempre sperato, però, che qualcosa cambiasse. Poi è successo un episodio in cui ha superato il limite.

Ti riferisci alle foto di Convertini in spiaggia?

Sì. Avevamo una appuntamento molto importante, mia nonna è in ospedale e sta molto male. Avevo bisogno di lui. Poi la telefonata: "non posso venire per impegni di lavoro", mi ha detto.

Invece lo hai visto in foto

Esatto. Quando ho visto la paparazzata su internet gli ho chiesto spiegazioni, ma non me le ha sapute dare. Mi ha detto che avrebbe voluto farle cancellare dal sito su cui sono state pubblicate e così ho inviato la lettera a Excite chiedendo che quelle foto sparissero dal sito.

Lui era d’accordo?

Certo. Ma l’ho fatto io.

Chi sapeva della vostra relazione?

Tante persone, molte del mondo dello spettacolo compreso chi si occupa di gossip. Forse, però, era più conveniente pubblicare le foto di lui con le ragazze. In primis con Sara Ricci, la sua ex fidanzata.

Stavano insieme nonostante lei sapesse?

Sì. Hanno fatto un calendario insieme e ricordo che all’ epoca dissero in un’intervista: "Abbiamo fatto l’amore sotto un riflettore e abbiamo goduto molto", testuali parole. Non ho capito il bisogno di mettere in piazza la loro storia, è una scelta che non condivido. Ma alla luce di quel calendario e di quella storia resa pubblica mi chiedo: perché avremmo dovuto vergognarci della nostra storia? La nostra relazione nasceva dall’amore, che bisogno c’era di nascondersi?

Le vostre famiglie vi appoggiavano?

Le sue sorelle sanno di noi. Una di loro mi ha chiamato giustificando il suo silenzio col fatto che in Italia la gente non è pronta ad accettare una simile storia. Gli ho chiesto, allora, se la gente sia pronta piuttosto a vedere le foto di Beppe e Sara Ricci nudi in un calendario. Ci vuole diginità.

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Vorresti dire qualcosa in questo momento a Beppe?

Di prendere in mano la sua vita non lasciandosi condizionare dal lavoro. Lui soffre tantissimino per il fatto che deve nascondersi. Avrebbe voluto fare coming out, prima o poi, magari con un’intervista. Sono stato io a fargli capire che non c’era motivo di dichiararlo eslicitamente. Sarebbe bastato non fingere più. Non era mia intenzione fare il suo outing.

Saresti disposto a riniziare una storia con lui?

Si tratta di essere onesti con gli altri ma soprattutto con se stessi. Non ha senso piangere in continuazione perché si è costretti a nascondersi e poi tornare a fingere appena arriva una telefonata di lavoro. Pensa che lo scorso otto marzo avevamo già prenotato una vacanza. Poi gli hanno chiesto di presenziare a un centro commerciale per la festa della donna. Ha mollato tutto ed è andato. Giuro che quei soldi glieli avrei dati io. Non sapevo che la sua immagine fosse solo questa, l’ho capito tardi. Bisogna essere abbastanza uomini per dire: la mia vita è un’altra e non ho nulla di cui vergognarmi. Chi mette le bombe per strada dovrebbe vergognarsi, non i gay.

di Daniele Nardini

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