ESSERE UGUALI

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Riccione: quale futuro per i gay italiani?

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RICCIONE – "Essenza". La scritta sulla maglia rossa di Stefano, uno degli invitati al decimo Congresso Nazionale di Arcigay che oggi pomeriggio si è aperto all’Hotel Savioli Spiaggia di Riccione, urla più forte di ogni titolo ad effetto. Quello che vogliono i gay italiani è "Essenza".

Non è un profumo o una nuova firma. È una violenta necessità.

Si apre così, con tutti i flash dei fotografi e la telecamera della Rai rivolti verso il Segretario Nazionale dei Democratici di Sinistra Piero Fassino e la tele-radio-diva Platinette il Congresso di Arcigay, la più grande (nel 2001 per la prima volta ha superato i 100 mila iscritti) e la più rappresentativa delle associazioni gay italiane (presente in 40 provincie italiane).

"Non era scontato questo nostro successo, nel 1985 quando Arcigay è nata" si è felicitato aprendo i lavori l’onorevole DS Franco Grillini, presidente onorario dell’associazione, "Oggi abbiamo 100 mila iscritti e siamo presenti in tutta Italia. Non solo ma abbiamo alle spalle una storia fatta di grandi conquiste e di grandi battaglie. Abbiamo vinto la visibilità, abbiamo vinto sul fatto che gli italiani hanno ormai capito che gli omosessuali e le lesbiche sono persone come tutte le altre ed hanno quindi gli stessi diritti di tutti".

Certo, ma la strada di Arcigay è ancora lunga e difficile. I diritti civili per i gay in Italia non ci sono ancora, le discriminazioni persistono e non sono punite, le coppie di fatto non sono ancora state istituite. I gay italiani in realtà sono certo più visibili e liberi (liberati) di un tempo, ma non sono ancora completamente accettati. Arcigay a volte non è capita dalla comunità, è spesso criticata per le sue prese di posizione e per i suoi silenzi a volte politicamente corretti ma spesso inopportuni.

"La nostra sfida più grande" assume il presidente uscente Sergio Lo Giudice, che dovrebbe essere confermato "è quella di costruire un’associazione che riesca a rispondere alle esigenze della comunità omosessuale italiana e che sia capace di inviare un messaggio di amore all’intero paese".

È d’accordo Platinette: "Cos’è il futuro dei gay italiani? Una lobby? Allora io non sono per niente d’accordo. Un sindacato gay? Parole, parole, parole. Piuttosto bisogna pensare ad Arcigay come fosse un’agenzia di servizi. Capace anche di interpretare le esigenze del mondo gay. Che non deve tentare di scimmiottare quello etero. Che non si deve omologare. Che deve assumere la sua diversità la sua unicità. Io funziono per paradossi – conclude – e in questo congresso chiedo ‘un chemisier per i metalmeccanici’ e un ‘lifting gratuito per tutti’".

Più seriamente, appena arrivato, il segretario dei Ds Piero Fassino rispondendo ai giornalisti afferma che si trova qui per "dimostrare che la sinistra si batte per i diritti civili e che fa del riconoscimento dei diritti della persona uno dei tratti della sua identità. Venire al congresso di questa associazione è un modo per riaffermare il nostro impegno perché ogni donna e ogni uomo sia libero di scegliere la propria vita di come organizzarla e sia riconosciuto nei suoi diritti".

Il linguaggio è quello politico ma va guardato con simpatia. Come vanno sicuramente apprezzati i saluti inviati da moltissime personalità fra cui non possiamo non segnalare il Presidente del Senato Marcello Pera e l’attore gay dichiarato Leo Gullotta.

"L’augurio che faccio a tutti i congressisti è quello della massima coerenza, nel rispetto delle individualità" ha scritto in un fax Gullotta "In tempi, purtroppo, non troppo chiari come quelli che stiamo vivendo, soprattutto in Italia per quanto riguarda i diritti civili, penso che sia vitale l’affermazione di questi ultimi soprattutto da parte di una comunità di cui mi attribuisco il merito di far parte, contro le ignoranze sempre più ‘forze nuoviste’ del nostro paese".

"La vostra iniziativa" sembra controbattere Pera nel suo telegramma di saluto "costituisce una occasione per esaminare l’effettiva attuazione dei fondamentali principi di libertà individuale e di pari opportunità dai quali la nostra società non può prescindere".

Ma i gay italiani chiedono "Essenza" e non parole. Leggi e non propaganda. Unioni civili e non divisioni sociali.

di Giacomo Leso – nostro inviato

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