Europa contro coppie omosex

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Una sentenza della Corter di Giustiza Europea fa fare un passo indietro al riconsocimento delle coppie registrate tra persone dello stesso sesso.

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Il 31 maggio 2001 la Corte Europea di Giustizia ha respinto l’appello presentato da un cittadino svedese e dalla Svezia contro una decisione presa dal consiglio e sostenuta dal tribunale di prima istanza (CFI). Il caso riguarda un gay svedese che ha lasciato la Svezia con il suo partner registrato per lavorare presso il COnsiglio Europeo a Bruxelles. Il partner non è stato riconosciuto dal consiglio come coniuge secondo il “Staff Regulations of Officials of the European Communities”, e non ha quinid potuto beneficiare delle agevolazioni di alloggio previste per i dipendenti sposati.

La Corte Europea ha così seguito il Consiglio e la CFI nella loro interpretazione tradizionale della nozione "matrimonio" e "coniuge", affermando che perisno negli stati membri che prevedono ordinamenti per le relazioni registrate, tali registrazioni devono essere distinte dal matrimonio.

"Cnsideriamo questa valutazione sbagliata e inaccettabile – dichiara Jackie Lewis, co-presidente della ILGA-Europe – Viola la Carta Europea dei Diritti FOndamentali adottata a Nizza nel dicembre 2000. L’articolo 21 della Carta proibisce la discriminazione per orientamento sessuale. Con la sua ristretta interpretazione la Corte Europea di Giustizia pone anche un problematico precedente per i partner registrati e coniugi dello stesso sesso che vogliono muoversi liberamwente all’interno della Unione Europea senza perdere i diritti legali e la protezione di cui godono nei loro paesi".

"La Corte ha non solo rinforzato gli ostacoli che impediscono un libero movimento delle coppie dello stesso sesso legalmente riconosciute dentro l’Unione – aggiunge il co-presidente di ILGA-Europe, Kurt Krickler – ma ha anche perso un’ottima occasione per rinforzare l’importanza di questa Carta, che al momento non è legalmente vincolante. Non riferendosi a essa come fonte di interpretazione e giurisprudenza, la Corte enfatizza l’attuale status della Carta come mera dichiarazione politica e così le impone un enorme passo indietro".

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