EUROPA GAY: VOCI DALL’EST

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Gli omosessuali nei paesi dell'Est Europa vivono situazioni spesso drammatiche. Abbiamo raccolto testimonianze da Ucraina, Moldavia, Yugoslavia, Bulgaria e Romania.

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BUCAREST – Se in ROMANIA fino all’anno scorso l’omosessualità era ancora fuori legge e solo oggi si inizia a vedere qualche barlume di speranza per gli omosessuali romeni, in altri paesi dell’Europa dell’Est le condizioni di vita degli omosessuali, seppur difficili, sembrano ricordare le condizioni dell’Italia di qualche anno fa.

In UCRAINA Andrey Kravchuk del centro “Our World”, racconta: “Le autorità non considerano il nostro gruppo come “socialmente utile” e ci considerano come una cooperativa che lavora solo per gli omosessuali e non per la società nel suo insieme, il che è paradossale perché dicevano esattamente l’opposto quando l’anno scorso hanno tentato di negarci la registrazione. Il fine della nostra associazione è infatti di creare una società aperta, in cui anche gay e lesbiche possano essere accettati, mentre per le autorità avremmo dovuto occuparci solo di gay e lesbiche, senza dare troppo nell’occhio, per essere registrati. In Ucraina, tra la gente, non c’è omofobia attiva, nè aperta ostilità, ma indifferenza, il che può essere anche peggio: l’esistenza degli omosessuali è semplicemente ignorata. Ma le cose stanno lentamente migliorando anche se le associazioni non ci aiutano e nessun partito politico è dalla nostra parte”.

In BULGARIA i problemi sono simili. Guenko Guenkov, dell’associazione Gemini, racconta che la maggiore difficoltà e che “la gente ha paura di essere se stessa: i più giovani preferiscono contattarsi via internet anche se la società è, nel suo complesso, tollerante ed i media sono friendly. L’unica vera discriminazione c’è sul lavoro nei confronti delle persone sieropositive. In Bulgaria sono storicamente presenti molte identità diverse; turchi, ebrei, gipsy e così via: è una delle stranezze dei Balcani avere una società con una forte cultura machista ma nonostante questo tollerante. Ma l’indifferenza è il grande ostacolo: qui la gente ha imparato a non reagire e questa è una grossa difficoltà quando si cerca di far cambiare le cose”. Dafina Dobreva, sempre dell’associazione bulgara Gemini, conferma l’indolenza della popolazione: “Siamo soli, lasciati a noi stessi, senza alcun aiuto. I gay bulgari emigrano spesso negli USA o nell’Europa Occidentale, specialmente le coppie. Proprio due settimane fa una mia cara amica si è sposata “formalmente” con un bulgaro emigrato negli USA in modo da poter raggiungere la sua fidanzata negli Stati Uniti. Chi non può emigrare cerca di trasferirsi nelle grandi città”.

Drammatica è la situazione nella piccola MOLDAVIA dove vi è ufficialmente un solo omosessuale, Alexei Marcicov, che può dichiararsi tale solo perché è una persona rispettabile, sposato e con figli. “Gli omosessuali in Moldavia” ci racconta “hanno tutti dai quarant’anni in su. Si incontrano in alcuni luoghi di battuage, piuttosto pericolosi. Non ci sono locali né altri luoghi di ritrovo. I giovani si ritrovano via internet. La vita gay è concentrata attorno alle ambasciate, dove con pochi soldi gli stranieri possono “prendere in affitto” uno dei soldati moldavi di guardia. Abbiamo la situazione paradossale che quasi metà della popolazione è in un certo senso omosessuale, cioè ha avuto qualche esperienza perché anche chi non è omosessuale si vende perché ha bisogno di soldi. Ma è la diffusione dell’AIDS la situazione più grave. La paga media è di 20 dollari al mese ed i profilattici costano un dollaro o un dollaro e mezzo e quindi nessuno li usa. Ufficialmente vi sono 1,250 sieropositivi, ma nella realtà sono almeno dieci volte tanti, che fa 12.500 che per la piccola Repubblica di Moldavia è un numero enorme”.

Abbiamo incontrato Milan Djuric, della YUGOSLAVIA, proprio il giorno della liberazione del paese dal dominio di Milosevic. Con le lacrime agli occhi ci racconta: “Sotto il regime di Milosevic era così difficile vivere, quasi insopportabile, specie se uno era gay. L’omosessualità è stata proibita per legge fino al 1994, ma anche dopo la vita di ogni giorno per gay e lesbiche non è migliorata.

L’omosessualità è ancora un tabù ed i messaggi che si ricevono ogni giorno dalla scuola, dai genitori, dai media, convincono tutti che essere gay sia qualcosa di orribile, sporco, malvagio e siamo stati accusati di essere collegati ai “più oscuri centri di potere”, di spionaggio, di attività sovversive specie durante il bombardamento della NATO. Ma oggi le cose sono cambiate. La società si sta aprendo alla democrazia e vi sono iniziative in favore di gay e lesbiche nel movimento democratico d’opposizione a Milosevic. Vi è davvero una nuova speranza per tutti”.

di Riccardo Gottardi – da Bucarest

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