EUROPA: NIENTE ADOZIONI

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Corte Europea dei DU: discriminare si può

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Per un solo voto di differenza, i giudici della Corte Europea dei Diritti Umani ha respinto il ricorso presentato da un giovane omosessuale francese contro la decisione dell’amministrazione di Parigi di non autorizzarlo ad adottare un bambino. La Corte ha però condannato la Francia per processo iniquo, sentenziando all’unanimità che non avendo potuto assistere all’udienza del Consiglio di Stato francese che doveva giudicare il suo caso, e alla quale non era stato convocato, il diritto del giovane gay a un processo equo era stato violato.

Philippe Fretté, questo il nome del querelante, aveva chiesto di poter adottare un bambino nel 1991, e nonostante il parere favorevole dell’assistenza all’infanzia, si era visto rifiutare il permesso per "mancanza di riferimenti materni costanti" (clicca qui per maggiori informazioni). Dopo anni di ricorsi in Francia, Fretté si era quindi rivolto alla Corte Europea, alla quale aveva denunciato l’amministrazione francese per iniquità del processo, atti discriminatori e violazione della privacy.

Oggi nel pomeriggio la Corte, oltre a condannare la Francia per processo iniquo, ha deliberato che il rifiuto della domanda d’adozione presentata da Fretté non è stato discriminatorio, e che il rispetto della sua vita privata non è stato violato. Questa decisione è stata presa con una ristretta maggioranza di un voto, avendo ottenuto quattro voti favorevoli e tre contrari.

La Corte ha valutato che il rifiuto è stato certamente dovuto esclusivamente all’orientamento sessuale, e dunque che c’è stata una differenza di trattamento dovuta a questo, cosa che rientra nel quadro dell’articolo 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, articolo che vieta la discriminazione. Ma i giudici aggiungono che la decisione del rifiuto perseguiva un fine legittimo (proteggere la salute e i diritti del bambino) e indicano che occorre lasciare un margine di valutazione a ciascuno Stato per accordare o no l’adozione.

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