Le famiglie dei ragazzi uccisi a Orlando denunciano Facebook, Twitter e Youtube

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Potrebbe essere una rivoluzione per il mondo dei social.

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I social media sulla tragica vicenda di Orlando sarebbero stati complici (involontari) del terrorismo: è questa la teoria, finora rimasto oggetto dei dibattiti sulla cybersicurezza, che diventerà presto materia legale concreta.

 

I familiari di tre delle 49 vittime dell’attentato dello scorso 12 giugno avvenuto nel Pulse nightclub di Orlando, in Florida, hanno infatti deciso di citare in in giudizio Twitter, Facebook e Google per aver fornito “supporto materiale” all’Isis contribuendo a radicalizzare l’attentatore Omar Mateen.

La convinzione delle famiglie è che senza Twitter, Facebook e You Tube (che fa capo a Google) “l’esplosiva crescita dell’Isis, divenuto negli ultimi anni il gruppo terroristico più temuto al mondo, non sarebbe stata possibile“. Se la causa avesse successo rivoluzionerebbe il mondo dei social media.

Il procedimento legale è stato avviato in Michigan dai familiari di Tevin Crosby, Javier Jorge-Reyes e Juan Ramon Guerrero. Secondo Fox News le famiglie sostengono che le piattaforme web hanno fornito all’Isis “account tramite i quali diffondere propaganda estremista, raccogliere fondi e attrarre nuove reclute.

L’azione legale delle famiglie di Orlando si fonda su una clausola del Communications Decency Act (Cda) del 1996 che fino ad oggi ha protetto i social media rispetto alla responsabilità per contenuti postati, ma che potrebbe essere impugnata per violazioni collegate alla possibilità di pubblicare pubblicità tarate ad hoc sugli utenti e quindi, nel caso specifico, condividendo con l’Isis gli introiti pubblicitari e contribuendo a finanziarne l’attività.

Facebook, Twitter e Google non hanno voluto finora esprimersi sulla questione.

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