Family Day, due anni dopo

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Le coppie dello omosessuali in Italia continuano a non avere diritti, ma per le famiglie eterosessuali tradizionali le cose sono peggiorate, al contrario dei Paesi europei dove i...

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A due anni di distanza dal famigerato Family Day per le coppie omosessuali italiane continua l’apartheid di stato. Ma le famiglie eterosessuali tradizionali ne hanno tratto benefici? E i politici che allora avevano fatto bella mostra di sé in piazza hanno mantenuto le promesse e i proclami fatti allora? La risposta è no e le voci dello scontento sono proprio tra coloro che allora avevano sostenuto e aderito con entusiasmo alla manifestazione. A metà maggio sul quotidiano della Conferenza Episcopale è stato pubblicato l’intervento di un lettore che si lamentava dell’assenza in Italia di ogni politica a sostegno della famiglia e faceva notare che “in molti altri Stati europei, a cominciare da Francia e Germania, se ne sono accorti da tempo, ed azioni efficaci in tal senso sono state portate avanti da amministrazioni pur di diverso colore.” Il direttore di Avvenire nella sua risposta afferma che “A due anni di distanza da quel sabato gioioso, affollato e impegnato, poco è cambiato e l’orizzonte non è molto incoraggiante.” Nelle stesse settimane il Moige, Movimento dei Genitori, che aveva aderito al Family Day, ha diffuso un comunicato stampa nel quale la presidente Maria Rita Munizzi chiede “alle Istituzioni un aiuto vero e concreto verso i genitori e le famiglie italiane, guardando alle best practice che spiccano sul territorio europeo, in particolare alla Francia che in pochi anni con una politica articolata basata sul quoziente e su sostegni alle madri è riuscita a diventare il Paese in Europa con il più alto tasso di natalità.”

Pensare che il Family Day fu lanciato proprio per contrastare il progetto dei legge sui DiCo che avrebbe riconosciuto qualche diritto anche alle coppie dello stesso sesso. Eppure sia il direttore di Avvenire che la presidente del Moige citano come esempi encomiabili di sostegno alla famiglia due paesi europei nei quali le coppie omosessuali sono riconosciute e tutelate, in Francia tramite i Pacs e in Germania attraverso la Partnership domestica registrata. A questo punto, come si suol dire, una domanda sorge spontanea: vuoi vedere che riconoscere diritti (e doveri) anche alle coppie dello stesso sesso non è affatto in contrasto col dare il necessario e dovuto sostengo alle famiglie?

In quel 12 maggio del 2007 a Piazza San Giovanni a Roma arrivarono varie centinaia di migliaia di persone per partecipare a un raduno fortemente voluto e sostenuto dalla gerarchia cattolica, al punto che anche ai preti fu concessa la partecipazione a tale manifestazione di piazza. Attraverso la glorificazione della coppia eterosessuale, rigorosamente sposata e riproduttiva, ci si opponeva fermamente ad ogni possibile intervento legislativo volto a riconoscere e tutelate, e dunque dare dignità, alle coppie conviventi. In quel periodo il governo Prodi stava cercando, pur nella sua debolezza numerica, di introdurre anche in Italia un primo timido “pacs” all’italiana, che prima doveva chiamarsi DiCo e poi Cus. Sappiamo tutti com’è finita e per chi si fosse dimenticato tutto consigliamo di rinfrescarsi la memoria vedendo “Improvvisamente l’inverno scorso” il film della coppia Hofer & Ragazzi ambientato proprio in quei mesi.

Al di là delle buone parole di rispetto e tolleranza il vero bersaglio erano proprio le coppie omosessuali, evidentemente ritenute indegne di dover ricevere alcun tipo di riconoscimento da parte dello Stato, nel quale pur vivono e pagano le tasse. Secondo l’ideologia familydeista solo nell’unione coniugale eterosessuale è presente quella “responsabilità sociale” dalla quale derivano la rispettabilità della società e conseguentemente il diritto alla tutela giuridica. Alle coppie etero viene offerta la possibilità di scelta: se volete dei diritti sposatevi. Per le coppie gay e lesbiche invece nessuna opzione. Secondo il manifesto ideologico del Family Day “la convivenza affettiva di carattere sessuale tra due persone dello stesso sesso è al di fuori del sistema delineato dalla Costituzione, con la conseguenza che tale unione o convivenza non ha copertura costituzionale, né può essere qualificata come rilevante dal legislatore ordinario”.  Il messaggio omofobico di base è che il bene della società sta solo nelle coppie eterosessuali, dal che se ne deduce che il male sta nelle altre. La norma eterosessuale genera rispettabilità sociale e diritti giuridici, l’anormalità omosessuale potrà al massimo essere tollerata nella sua dimensione individuale ma mai nei suoi sviluppi affettivi di coppia.

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Il Family Day è stato utilizzato da qualcuno come trampolino di lancio verso la politica (la giornalista Eugenia Roccella  

è approdata al PdL ed è oggi sottosegretario al Welfare) e da qualcun altro per cercare di risollevare una carriera in un momento di stanca (sul palco si esibì anche Povia, poche settimane fa premiato da Progetto Famiglia “per aver saputo comunicare i valori fondamentali della famiglia” con la sua canzone sanremese). Allora si voleva impedire l’istituzione di ogni riconoscimento giuridico alle coppie dello stesso sesso. Cio’ avrebbe difeso la famiglia eterosessuale e da questo sarebbero derivati benefici. A due anni di distanza è sotto gli occhi di tutti che era una balla e che in paesi nei quali anche le coppie omosessuali sono riconosciute la natalità è più alta e tutte le famiglie, soprattutto quelle con figli, sono più tutelate. Persino uno studio condotto per conto dell’Unicef sul benessere dei bambini ha visto piazzarsi ai primi posti nazioni (Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Finlandia e Spagna) nelle quali le coppie dello stesso sesso attraverso l’unione civile o il matrimonio godono degli stessi diritti (e doveri) delle coppie eterosessuali. A dimostrazione che il bene delle coppie che hanno un progetto di vita in comune e’ un bene per tutta la societa’ e che i veri “nemici” delle famiglie tradizionali non sono affatto le coppie gay e i loro diritti civili, ma i politici disonesti che puntano il dito sugli omosessuali per nascondere la loro incapacità di dare risposte esaurienti ai bisogni di (tutte) le famiglie italiane.

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